Contesto positivo per l’Eurozona, attenzione agli Emergenti

A cura di Adrien Pichoud, Economista Syz Am
Per le banche centrali, l’economia globale assume sempre più le sembianze di un rompicapo. Da un lato, la crescita economica è positiva pressoché ovunque e le previsioni per il secondo semestre restano solide, con gli unici cambiamenti di rilievo che riguardano momentum e ciclicità. Ma dall’altro l’inflazione sta già rallentando e non è possibile far ricadere tutta la colpa sul petrolio.
Si profila pertanto una situazione spinosa per la Federal Reserve e la Banca centrale europea, intrappolate tra una crescita che sembra suggerire una normalizzazione della politica monetaria e un’inflazione inferiore al target, per la quale è necessario mantenere politiche molto accomodanti. Dinanzi a questo dilemma, la Fed ha finora deciso di proseguire la normalizzazione avviata a fine 2016, mentre la BCE è incerta se iniziare o meno a ritirare il suo sostegno, nonostante i rischi politici si siano dissipati.
I minori prezzi del petrolio complicano ulteriormente il quadro, poiché freneranno nei prossimi mesi qualunque pressione inflazionistica. La soluzione a questo rompicapo avrà importanti conseguenze su Forex, tassi e mercati azionari. Ma potrebbe anche tardare ad arrivare.
Economie avanzate. L’economia statunitense permane in un periodo di crescita economica stabile ma deludente. Il rallentamento subito dagli aggregati del credito ha pesato sui consumi, che sono stati al contrario favoriti dalla costante creazione di posti di lavoro. La spesa in conto capitale sta ancora recuperando, ma non abbastanza da sostenere la crescita del PIL. Inoltre, alcuni “soft data”, ad esempio la fiducia dei consumatori, sono in flessione rispetto al picco post-elettorale, evidenziando una mancanza di momentum.
Al contempo, l’inflazione sta inaspettatamente rallentando, un evento che la Fed ha deciso di ignorare a giugno, dato che ha aumentato il tasso dei Fed Fund e illustrato il piano per ridurre in modo graduale il proprio bilancio. Alla luce degli attuali trend, è difficile immaginare un significativo miglioramento nel secondo semestre del 2017, a meno che Donald Trump e il Congresso non riescano a introdurre i tanto attesi tagli fiscali.
Il contesto economico resta piuttosto positivo per l’eurozona, con una solida espansione in Germania e Spagna e una forte crescita in gran parte dell’unione monetaria. Essendo in una fase iniziale del ciclo, con un  tasso di disoccupazione più alto e rigidità strutturali, il fatto che l’inflazione resti bassa sorprende di meno che negli Stati Uniti, ma questo invita la BCE a procedere con maggiore prudenza.
Nel Regno Unito, la Banca d’Inghilterra si ritrova nella situazione opposta, con l’inflazione in aumento (sopra il target) mentre la crescita perde vigore, poiché la domanda interna è penalizzata dal minore potere di acquisto reale. Un numero crescente di membri del Comitato per la politica monetaria sembra ora intenzionato ad aumentare, il prima possibile, i tassi dai minimi raggiunti dopo il referendum.
Economie emergenti. L’economia cinese ha registrato un lieve rallentamento, poiché la stretta creditizia grava sui prezzi immobiliari e gli investimenti. Tuttavia, i consumi restano stabili e mantengono il tasso di crescita del PIL intorno al 6,5%, un trend che evidenzia da 18 mesi. In linea generale, il momentum di crescita è meno marcato nelle economie emergenti rispetto a quelle sviluppate, in un contesto di politiche monetarie più restrittive. Il ritorno dei disordini politici in Brasile minaccia l’attuale ripresa e potrebbe ritardare la fine della recessione. Stesso discorso per il Sudafrica.