C’era molta attesa per l’approvazione della Tarp 2 e c’era soprattutto attesa per le parole del nuovo segretario al Tesoro Timothy Geithner. Il Senato Usa ha dato il via libera definitivo al pacchetto anticrisi con 61 voti a favore e 37 a sfavore. La Camera dei Rappresentanti ha approvato un piano invece da 819 miliardi di dollari, leggermente diverso da quello approvato dal Senato che è invece di 838 miliardi. I due pacchetti dovranno essere integrati. Ma ciò che ha veramente sorpreso sono state le parole del Segretario al Tesoro che senza mezzi termini ha accusato il sistema finanziario di non sostenere la ripresa. Dal piano si evince che il sistema bancario, per accedere prossimamente al sistema degli aiuti governativi, sarà sottoposto a norme più stringenti. Inoltre molti pensavano alla creazione di una Bad Bank che acquistasse gli asset tossici ed invece verrà creato un fondo a capitale misto, pubblico e privato, per l’acquisto di questi asset per un ammontare fino a 500 miliardi di dollari. Per quel che riguarda i mutui immobiliari, il Governo ha deciso di stanziare fino a 50 miliardi di dollari per ridurre il peso delle rate e per ridurre i pignoramenti.
Il mercato e gli investitori hanno preso male queste notizie. Abbiamo assistito ad un crollo dei mercati azionari, e quindi per correlazione, alla discesa di Nzd, Aud, Euro e Gbp,e per contro una ripresa del dollaro e dello Yen. Il mercato dei cambi, checché se ne dica, continua ad essere al centro dell’attenzione globale. Tutti vorrebbero svalutare per ritornare competitivi sui mercati dal lato delle esportazioni, ma la domanda globale resta comunque debole. I mercati emergenti, dopo qualche giorno di rilassamento, hanno ricominciato a vivere momenti di tensione. Questa ricadute erano prevedibili, ma nonostante ciò quando avvengono, fanno sempre paura e lasciano il segno. C’e’ un profondo bisogno di stabilità, ma la partita che si gioca in campo valutario non va sottovalutata. Il G7 parlerà di valute, è ormai necessario capire se ci sarà un accordo in tal senso, che diventa indispensabile per stabilizzare i mercati.

Intanto il cambio principale, l’Eurusd, nonostante le divergenze rialziste, non riesce ancora a rialzare la testa e tali divergenze, almeno nel breve, sembrano essere nuovamente negate.
Il trend resta negativo anche se non si deve escludere un ribaltamento del trend, dato che l’aumento dell’avversione al rischio degli ultimi giorni non sembra così insignificante.
Gli obiettivi, al ribasso sono sempre posti in area 1.2550 e 1.2800, mentre solo una violazione di 1.3060 farebbe pensare ad un movimento verso 1.3450.
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La sterlina, dopo la buona performance delle ultime sedute, invece è crollata da 1.4950 a 1.4450 nella sola giornata di ieri, nonostante gli ultimi dati segnalino un leggero ma evidente miglioramento dei dati macro.
I supporti restano forti in area 1.4350 e 1.4050.