Di P. O. Beffy, Chief Economist di Exane Bnp Paribas
La scorsa settimana ho incontrato diversi investitori della East Coast statunitense dove il dibattito sul successore alla presidenza della Fed è stato al centro dell’attenzione: alla fine, come atteso, Trump ha nominato Jerome Powell come successore di Janet Yellen. La view di Powell in tema di politica monetaria è nota essere in linea con quella della predecessora e, di conseguenza, le novità che tale cambiamento porterà nella strategia della Fed dovrebbero essere limitate. Considerato il probabile aumento dell’inflazione nei prossimi trimestri, l’approccio restrittivo della maggior parte dei candidati ai quattro posti vacanti del Board of Governors ed i toni più hawkish dei Presidenti Regionali della Fed per il 2018, a nostro parere è probabile che da oggi alla fine del 2018 i tassi d’interesse saranno rialzati quattro volte, cioè più di quanto il mercato stia attualmente prezzando. Siamo ancora del parere che il prossimo rialzo da parte della Fed avverrà già nel prossimo dicembre.
In merito alla Gran Bretagna, il primo rialzo dei tassi degli ultimi 10 anni da parte della Banca d’Inghilterra era ampiamente atteso per la settimana scorsa. David Tinsley, nostro economista sulla Gran Bretagna, prevede un nuovo rialzo a maggio del prossimo anno. Infatti, sette dei nove componenti del Comitato hanno votato a favore del rialzo dei tassi ed il Governatore Carney ha discusso di tale strategia in conferenza stampa, nonostante l’inflazione prevista tra 2 anni rimanga ancora inferiore all’obiettivo del 2%. La differenza maggiore con la Fed è costituita dal fatto che la crescita del PIL inglese è contenuta e sarà molto probabilmente indebolita da questa politica monetaria restrittiva. Data inoltre l’incertezza politica, la restrizione monetaria sarà più difficile da gestire per la Banca d’Inghilterra. L’aspettativa crescente di un rialzo dei tassi prima del meeting ha comunque permesso di contenere la debolezza della sterlina.
A livello globale, la liquidità rimane elevata nonostante le politiche restrittive adottate da alcune banche centrali. I numerosi acquisti della BCE previsti per i prossimi anni, la strategia di yield-targeting della Bank of Japan e l’iniezione di liquidità da parte della People Bank of China stanno compensando l’approccio più hawkish della Fed. Date queste premesse, il rischio di un aumento a livello globale dei rendimenti obbligazionari sembra essere limitato, almeno per i prossimi trimestri.
Per concludere, la seconda fase della reflazione, iniziata lo scorso settembre, continua ad alimentare correlazioni crescenti tra le asset class e aumentare l’appetito per i titoli più rischiosi. Il nostro indicatore proprietario sensibile a tale ricerca del rischio (OGRI) continua ad aumentare, raggiungendo i suoi massimi dallo scorso marzo. Sin dall’inizio del mese di settembre, il petrolio, i metalli industriali, le azioni giapponesi ed europee hanno sovra-performato mentre la curva dei rendimenti americana è diventata sempre più ripida. Ciò è effetto di un unico fenomeno: la reflazione. Per questo motivo la maggior parte degli investitori che ho recentemente incontrato guarda questi movimenti altamente correlati con preoccupazione.
Data la resilienza della situazione finanziaria attuale e, in particolare, l’ulteriore miglioramento sui mercati del credito corporate, il tema della reflazione spingerà ancora i mercati nel breve termine. In particolare, la crescita globale rimarrà solida per i prossimi 6 mesi. La maggiore preoccupazione per il 2018 è che lo spazio per ulteriori accelerazioni dell’economia globale sia ormai limitato. Ad esempio, gli indicatori di sorpresa economica sono tornati ai livelli di inizio 2017 (si veda grafico sottostante). Capire di quanto l’economia rallenterà nel corso del 2018 sembra essere il tema principale per il prossimo anno.
Gli indicatori di sorpresa economica sono tornati ai livelli di inizio 2017 – Citigroup Economic Surprise Indices: US and Eurozone
