Azionario euro, meglio la qualità

A cura di Matteo Ramenghi Chief Investment Officer UBS WM Italy
L’economia globale è entrata in una fase di decelerazione, ma la crescita resta robusta in gran parte delle principali economie, mentre la probabilità di una recessione quest’anno appare molto modesta. L’attuale ciclo economico è comunque tra i più longevi della storia ed è innegabile che, a questo punto, siamo in una fase piuttosto avanzata.
Da inizio anno, le principali banche centrali hanno inviato alle borse messaggi accomodanti, assecondando una rapida ripresa dopo il crollo di fine anno. I timori di una stretta monetaria sono più sfumati rispetto a pochi mesi fa, ma occorre comunque tenere presente che siamo al termine di un ciclo di politiche monetarie espansive che hanno caratterizzato il decennio seguito alla crisi del 2008.
Come osservato spesso negli ultimi anni, l’eurozona si mostra meno vigorosa delle altre aree economiche, questa volta per via dell’incertezza politica (dalla Brexit alle incertezze sulla politica fiscale italiana fino alle elezioni europee), che frena gli investimenti in nuova capacità produttiva, e delle difficoltà del settore automotive (che considerando l’indotto rappresenta il 6% dell’occupazione), dove sono state introdotte nuove regole per quanto riguarda il controllo delle emissioni.
Per questo, ci aspettiamo che sul mercato azionario europeo gli stili d’investimento più difensivi possano risultare vincenti. Tra questi, gli investitori si concentrano soprattutto sulle società che presentano i dividendi più elevati. Si tratta di una strategia facilmente comprensibile: i titoli azionari con dividendi più elevati risultano più appetibili in fase di forte volatilità o di tassi d’interesse bassi o in discesa.
Questa strategia presenta però diversi rischi da non sottovalutare. Prima di tutto, le azioni con i dividendi più elevati spesso appartengono ai settori finanziario ed energetico. Quest’ultimo è ovviamente molto influenzato dal prezzo del petrolio, mentre il settore finanziario tende a esprimere maggior volatilità e vulnerabilità in caso di tensioni sul debito pubblico. Inoltre, un eventuale aumento dei rendimenti obbligazionari crea una alternativa alle azioni di questo tipo, con un impatto negativo sui corsi.
In questa fase, prediligiamo invece le società che offrono maggiore qualità, vale a dire i modelli di business più longevi, accompagnati da vantaggi competitivi sostenibili nel tempo. Sono normalmente le aziende che presentano maggior redditività, che impiegano meno capitale di rischio e che hanno risultati relativamente meno esposti al ciclo economico.
Da un punto di vista settoriale, si tratta prevalentemente di azioni che appartengono alla tecnologia, ai beni di lusso e all’industria avanzata e con un peso di finanziari ed energetici inferiore rispetto ai principali indici. A lungo termine (dal 2002), questo sotto-insieme ha prodotto mediamente ritorni del 7%, che si confrontano con poco più del 5% per l’indice generico MSCI EMU.
Nemmeno in questo caso si tratta di una strategia priva di rischi: in finanza non ne esistono! Il punto debole è che, proprio perché si tratta di azioni di elevata qualità, il mercato tende a riconoscere loro un premio e quindi presentano valutazioni superiori rispetto alla media del mercato (un rapporto prezzo utili di 18x contro 14x). Inoltre, nelle fasi di forte crescita delle borse le società più deboli registrano performance più robuste di quelle di alta qualità.
Nel complesso, per gli investitori che vogliono affinare il proprio portafoglio azionario in base al ciclo economico, crediamo che valga la pena di inserire un basket di azioni di qualità che, sebbene presentino valutazioni più elevate, dovrebbero consentire di contenere la volatilità nel corso dell’anno.