Dopo il week end in cui si è tenuto il G7 non abbiamo dunque assistito a cambiamenti significativi sui prezzi, gli equilibri di breve periodo sembrano essere mantenuti. Gli screen che ci mostrano l’andamento delle borse sono pieni di numeri verdi (dopo la pausa di fine settimana scorsa) e i mercati emergenti, fondamentalmente, tengono bene il colpo.
I dati macroeconomici pubblicati ieri sono stati sostanzialmente ignorati dal mercato. Le vendite al dettaglio del mese di settembre per la zona euro hanno mostrato un calo di 0.2 punti percentuali (rispetto alle aspettative di -0.5%) mentre l’ISM non manifatturiero del mese di settembre si è rivelato migliore delle attese di quasi un punto, attestandosi a 50.9, appena sopra lo spartiacque che divide espansione economica da contrazione posto a 50.
Oggi ci sarà la comunicazione del GDP europeo, giovedì le decisioni delle due più importanti Banche Centrali del continente Europeo (BCE e BoE) oltre ai jobless claims e venerdì delle indicazioni sul PPI inglese ed il consueto Trade Balance USA. Dati che, molto probabilmente, faranno fatica a vestire l’abito da market mover.
L’attenzione è rivolta, come si può capire dal comunicato del meeting di Instanbul, alle exit strategies, soprattutto alle tempistiche che le interesseranno. Il peso sui bilanci dei vari Paesi è, oseremmo dire, insostenibile ed è per questo che sarà a nostro avviso importante ipotizzare delle soluzioni concrete in un arco temporale che può spaziare dai 4 agli 8 mesi.
L’unico Paese che sembra essere pronto per ripartire per primo, e come tale a fare da locomotiva alla ripresa globale, è la Cina. Gli investimenti che si stanno effettuando al fine di potenziare la domanda interna (che dovrà essere una parte importante del GDP cinese, oltre alle solite esportazioni), renderanno il Paese molto forte ed il suo consumatore medio, sarà destinato a sostituire l’ormai esausto consumatore americano, che dovrà concentrarsi di più sul risparmio. Ultima nota sulla sterlina: che si stia avvicinando la fine di questo processo svalutativo innescatosi dopo le recenti dichiarazioni del governo e della BoE? Che la percezione che la politica monetaria espansiva sia stata troppo forte stia finendo? Vedremo domani se la BoE darà una mano a queste idee.
.jpg)
EurUsd – 60 Min
Passiamo quindi all’analisi tecnica del nostro mercato, e come al solito si parte dal protagonista assoluto tra i cambi, l’EurUsd.
Per quanto se ne voglia dire, l’EurUsd a livello daily è ancora in trend ascendente. La trendline oggi passa per 1,4500 e quindi ancora per oggi non parleremo di ribassi sull’EurUsd, ma eventualmente solo di “mancanza di inerzia” se non volesse salire ancora. In effetti durante la notte l’ascesa è stata notevole: è uscito dal canale ribassista sul grafico orario (che passava per 1,4640) e ha raggiunto quota 1,4722 (punto di resistenza notevole derivante dal massimo del 18 dicembre 2008).
Essendo realisti, sembra che la sparata dell’EurUsd possa essere “overdone” e quindi che oggi la potremmo vedere leggermente in discesa verso 1,4680. Se i movimenti derivassero dall’Euro, potremmo fermarci qui con l’analisi.
Purtroppo qui la condizione di forza/debolezza non deriva dall’euro bensì dal dollaro. E’ stato il dollaro a perdere tanto terreno durante la sessione di trading asiatica. Si guardi al UsdChf per avere una conferma: l’effetto dollaro domina la scena. Il UsdChf a livello daily è ancora a ribasso e sta cercando quell’1,0180 che abbiamo visto il 22 settembre.
Una situazione speculare a quella dell’EurUsd dunque: oggi per il UsdChf è più probabile che vedremo rialzi verso 1,0310 dopo la discesa notevole avvenuto nella notte. Diamo un occhio anche al UsdJpy: discesa libera verso il fondo del range 88,60-90,00. Si evince che oggi l’euro è particolarmente forte rispetto al dollaro americano: l’EurJpy sembra infatti lo specchio del UsdJpy.
Dunque guardiamo oggi fino a quanto si indebolirà il dollaro, stando pronti ad entrare al momento giusto. E ricordiamo di fare trading su quello che vediamo, non su quello che crediamo di sapere.