Settimana scorsa Intesa Sanpaolo si è mantenuta sostanzialmente sui livelli di inizio mese, quotando attorno ai 2,94-2,96 euro. Il titolo non sembra aver subito grosse movimentazioni nell’ultimo periodo, sfiorando quota 3 euro, per poi mantenersi su questa chiusura solo per alcune sedute. La maggior parte degli analisti, di conseguenza, ha posto una valutazione “neutrale” sul titolo. Non ha, invece, affidato nessun rating alla blue chip Cassa Lombarda, istituto bancario milanese che, però, il 27 ottobre ha indicato un target price di 2,92 euro. In vista della terza trimestrale del 10 novembre, a movimentare l’azione potrebbe essere l’offerta di circa 200 milioni di euro da parte della banca di Passera, per le 50 filiali messe in vendita da Banca MPS (ossia 4 milioni ad agenzia), oltre che il destino legato a Fideuram.
Il consiglio di amministrazione dell’ente creditizio, infatti, è pronto ad esplorare sia la possibilità di un’offerta iniziale d’acquisto, che una cessione ad investitori privati. Nonostante una raccolta totale inferiore ai 10 milioni, Banca Fideuram, secondo le ultime stime Assoreti, ha riportato nel gestito un flusso di 123,854 milioni di euro.
Come a dire, alla cessione ad Exor, si può considerare anche un’ipo. In controtendenza con la flemma del trend borsistico ed i rimandi decisionali dei suoi amministratori, è Citigroup, che venerdì 30 ottobre ha raccomandato di acquistare il titolo in portafoglio, passando da un giudizio di “hold” quindi, ad uno di “buy”. La migliore profittabilità di Intesa Sanpaolo, la solida patrimonializzazione del gruppo ed il potenziale rialzista, hanno convinto gli analisti della banca americana. In questo senso, allora, si aprono gli scenari più diversi. Dall’acquisto sul titolo con stop loss che si potrebbe fissare a 2,18 euro nell’ottica di trimestrali sopra le attese che potrebbero lanciare il titolo sino ai 4 euro, a risultati di periodo che non influenzeranno più di tanto i corsi borsistici, comunque potendo riportare il titolo della banca sopra i 3,10 euro.