I risultati trimestrali, il nome del sostituto di Sergio Ermotti, il nodo dei rapporti tra i soci arabi; e l’ipotesi di un possibile addio del presidente Dieter Rampl che, nonostante la smentita non troppo convinta del diretto interessato, continua a riemergere come un fiume carsico sulla stampa. Di carne al fuoco, come riporta Ansa, in casa Unicredit ce n’è parecchia e nei tre comitati che si riuniranno nel pomeriggio di mercoledì prossimo (strategico, governance e remunerazione) è probabile che si cerchi di fare qualche passo avanti sulle ultime questioni lasciate aperte dall’uscita di Alessandro Profumo.
Intanto ha debuttato la Banca unica: chiusi gli sportelli per la festività di Ognissanti da oggi i clienti di Banco di Sicilia, Banca di Roma e delle altre controllate inglobate nel “Bancone” entreranno nelle filiali, tutte uguali, di Unicredit. Mercoledì, invece, i comitati discuteranno dei conti che verranno approvati dal board il prossimo 9 novembre e per cui gli analisti si attendono un utile di 391 milioni, in linea con quello di un anno fa. Ma è molto probabile che si parli anche della sostituzione del responsabile del corporate banking, Ermotti, in uscita dopo che il rimescolamento della governance l’ha visto penalizzato rispetto a Roberto Nicastro, nominato direttore generale, e Paolo Fiorentino, diventato chief operating officer.
I sondaggi per trovare un successore sono in corso e al momento l’erede di Ermotti non avrebbe ancora un nome. L’esame delle candidature, che l’amministratore delegato Federico Ghizzoni ha promesso avverrà in «tempi brevi» – starebbe andando avanti sia all’interno che all’esterno con l’obiettivo di trovare una figura di alto profilo, adeguato all’importanza del compito. Sulla scelta del successore vigila con molta attenzione anche Rampl. Sulla stampa, il presidente di Unicredit è stato dato in uscita in polemica con la scelta dei soci di bocciare la sua idea di una doppia direzione generale, con la nomina di Ermotti a fianco di Nicastro, responsabile del retail. Il sostituto di Ermotti dovrà dunque avere uno spessore tale da scacciare l’impressione, alimentata dall’architettura della governance, di un investment banking in posizione subordinata rispetto al retail. In caso contrario l’ipotizzato addio di Rampl potrebbe farsi più concreto. Sullo sfondo resta la questione dei soci libici. La banca in passato non aveva escluso la possibilità di un collegamento. «Siamo ancora in fase di raccolta informazioni» aveva detto solo qualche giorno fa Ghizzoni.