Il 2011 non sarà un anno cercatamene privo di incognite, la cui crescita si attesterà con buona probabilità sulla scia del 2010, forse leggermente inferiore. Con il termine “incognite” non bisogna portare la mente al termine “problemi”, in quanto la caratterizzazione dell’anno che verrà sembra essere costituita da incertezza sulle dinamiche del mercato piuttosto che da reali problemi sostanziali.
Se prendiamo ad esempio il caso americano, i rendimenti governativi sono in caduta libera a livelli recessivi, tuttavia gli indicatori economici non sembrano mostrare affatto del 2008. Gli utili mondiali crescono con un ritmo del 14%, anche se è pur vero che a inizio anno il mercato scontava almeno un 25%. Cresce la produzione anche in Europa (e la Germania ne è l’esempio più lampante), ma anche qui i tassi continuano la loro corsa verso il “low profile”. Da questa valutazione nasce la successiva incognita su quale reazione di mercato potrebbe generare l’ondata di liquidità immessa nel mercato da parte della Fed, ovvero l’ormai lampante problematica del quantitative easing o alleggerimento quantitativo. Nell’incertezza generale le migliori scommesse continueranno con buona probabilità a venire, è il caso ancora una volta di dirlo, dalle commodities, specialmente quelle legate alle esigenze più basilari, come ad esempio il settore legato alla nutrizione. Infine, come sempre, a livello di crescita il traino verrà dagli emergenti, la cui principessa, la Cina, si porrà probabilmente a emblema delle ambizioni di miglioramento economico globale.
Insomma un 2011 all’insegna della prudenza; ma occorre comunque non dimenticare che in uno scenario ricco di dubbi le migliori risposte possono trovarsi dietro l’angolo…