L’Australia, con una popolazione di poco inferiore allo 0,4%, un Pil dell’1,2% ed un capitale azionario leggermente sotto il 2,7% mondiale, ha ottenuto, dal dopoguerra ad oggi, uno dei maggiori tassi di crescita a livello internazionale. Il risultato è stato permesso dall’assenza di squilibri macroeconomici interni, da una buona stabilità politica e da un quadro normativo, di stampo anglosassone, capace di favorire lo sviluppo e soprattutto dalla ricchezza di materie prime. Il mercato azionario australiano risulta poco diversificato in termini settoriali, essendo fortemente sbilanciato a favore di materie prime e finanziari. A causa del suo peso limitato, viene ricompreso in maniera residuale dagli indici internazionali, e trova effettivo spazio solamente negli indici relativi al Pacifico. Quando si analizza l’investimento sull’azionario australiano risulta fondamentale la valutazione del rischio cambio, considerando l’aumento di volatilità registrato dalle valute negli ultimi anni e l’utilizzo del dollaro australiano e nelle operazioni di carry trade, per l’alto rendimento offerto. Dall’inizio del 1999 a metà 2008, il cross eur/aud si è mosso nel range 1,5-1,9, con un valore medio di 1,66, ma con la rapida chiusura delle operazioni di carry trade, a seguito dello scoppio della crisi finanziaria, la divisa si è deprezzata raggiungendo, il 18 dicembre 2008, un minimo di 2.07 contro euro.
Dopo qualche settimana di movimento in area 2,1/1,9 è cominciato, ad inizio 2009, un veloce e costante trend di rafforzamento, che ha portato la valuta a raggiungere, lo scorso 29 dicembre, il massimo storico di 1,2975 contro euro. Sono pochi i fondi che investono in Australia, tuttavia negli ultimi anni, per permettere di sfruttare il boom delle materie prime, aumentare il livello di diversificazione e soddisfare la componente emozionale di un investimento in una terra affascinante, l’industria del risparmio gestito ha lanciato nuovi fondi comuni ed etf. Nel mercato Etf Plus di Borsa Italiana, in aggiunta al DB X track S&P/ASX 200 INDEX, dallo scorso settembre si sono aggiunti il Lyxor S&P/ASX 200 INDEX ed il CS MSCI Australia. In questo segmento, i cinque fondi comuni autorizzati in Italia a gestione attiva, come spesso accade, si sono limitati a replicare l’indice sottostante, ed a causa dei costi di gestione, hanno perso il confronto con i prodotti a gestione passiva. L’etf di Deutsche Bank, che riflette il rendimento delle 200 società a maggiore capitalizzazione della borsa di Sidney, coprendo oltre 3/4 del mercato azionario australiano, nell’ultimo anno ha ottenuto un rialzo del 18,84%, che sale al 19,79% a tre anni. Tra i fondi comuni, lo scorso anno il migliore è stato il Fidelity Australian Fund (18,02% nell’ultimo anno, 9,64% a tre anni), seguito dall’Aberdeen Global Australasian Equity (17,12% nell’ultimo anno, 12,66% a tre anni, 48,87% a cinque anni), dal Dexia Equities Australia (16,08% nell’ultimo anno, 11,8% a tre anni) e dal Parvest Australia (14,72% nell’ultimo anno, 9,55% a tre anni, 49,76% a cinque anni).
