Come anticipato la scorsa settimana abbiamo portato avanti l’approfondimento sul mondo del rating nel risparmio gestito italiano. L’offerta è oggi ampia e variegata. E anche se le metodologie non sono le stesse, fanno riferimento prevalentemente al rendimento ed al rischio inteso come volatilità dei NAV.
Il contributo di oggi prosegue la ricerca sul campo andando a confrontare i rating assegnati dalle varie agenzie presenti sul mercato ad un numero di fondi non trascurabile che possa offrire qualche indicazione e spunto di riflessione. Partendo dall’universo dei fondi italiani e lussemburghesi storici con un patrimonio superiore ai 200 milioni di euro è stata fatta una selezione che privilegia quelli di dimensioni più ampie cercando di garantire contemporaneamente una sufficiente diversificazione di società di gestione e politica di investimento. La tabella illustra per ogni fondo il rating assegnato rispettivamente da Lipper Bluerating, Morningstar, MF e chiude CFS rating. In alcuni, pochi casi, il rating risulta mancante per qualche agenzia, la ricerca è stata fatta basandosi su fonti pubbliche messe a disposizione dalle società stesse su internet. Non sempre tali strumenti si sono rivelati di agevole utilizzo. A questo proposito sarebbe opportuno che gli operatori utilizzassero nei motori di ricerca il codice ISIN, la cui mancanza rende molto più difficile l’individuazione certa degli strumenti. Sui dati così raccolti abbiamo svolto alcune elaborazioni per verificare la coerenza dei giudizi attribuiti agli stessi fondi dalle diverse agenzie e per verificare se si possano trarre conclusioni al riguardo. L’indicatore più significativo che abbiamo considerato è la differenza tra il rating di ogni società e la media di quelli indicati dalle altre 4. Ebbene, in media e in una scala normalizzata da 1 a 5 (che siano stelle, corone, rank o lettere), questa differenza varia dal minimo di 0.48 di Bluerating al massimo di 0.69 di Lipper. Ciò significa che, globalmente, le differenze tra i rating sono inferiori ad uno scalino (da 3 a 4 corone o da 2 a 3 stelle), o più precisamente l’errore risulterebbe compreso tra il 10% ed il 15% della scala. Il risultato è ambivalente e può essere interpretato come confortante, dimostrando una coerenza di fondo e confermando quindi la validità dell’approccio. Tuttavia, nasconde, dietro alla lente della media, differenze a volte anche rilevanti. Scavando ulteriormente nei numeri per cercare eventuali irregolarità, ci siamo poi concentrati sulla tipologia dei fondi e sul rating medio assegnato per verificare se siano riscontrabili fattori che aumentino o diminuiscano la coerenza dei giudizi espressi. Se sotto il primo profilo, la tipologia, non si evidenziano tendenze di sorta – azionari, diversificati e obbligazionari non presentano livelli di dispersione dei giudizi sufficientemente significativi – ordinando la tabella rispetto al rating risulta che al peggiorare dei giudizi migliora la concordanza; le differenze non sono abnormi ma l’ipotesi è sensata. Un’altra analisi svolta, di tipo qualitativo, si sofferma sui casi che, per ogni agenzia, presentano le maggiori differenze rispetto alle altre. Per 5 fondi abbiamo provato ad analizzare le differenze di rating più rilevanti e a fornire possibili interpretazioni.