Secondo l’ultimo aggiornamento fornito dalla Banca d’Italia sulle economie delle singole regioni italiane, nei primi nove mesi dell’anno “la dinamica produttiva in Campania si è confermata debole”, mostrando peraltro andamenti differenziati tra settori e categorie di imprese: nell’industria esportatrice e nei settori dei servizi collegati alla domanda turistica si è infatti rilevata una crescita del fatturato, mentre nel commercio, nell’edilizia e nel settore immobiliare, comparti maggiormente dipendenti dalla domanda interna, hanno invece prevalso ancora tendenze recessive. Il peggioramento del quadro congiunturale manifestatosi nel corso dell’estate, notano gli esperti di Via Nazionale, “ha determinato un’ulteriore revisione al ribasso dei piani di investimento”, mentre il numero degli occupati ha continuato a diminuire “sebbene a ritmi rallentati rispetto al recente passato”.
Una situazione fluida, dunque, nella quale purtroppo le condizioni di accesso al credito sono nuovamente divenute “più restrittive”, con una variazione dei prestiti alle imprese “rimasta stabile”, mentre il credito alle famiglie “ha rallentato” ed è aumentata l’incidenza dei prestiti con difficoltà di rimborso. Ulteriore spia del disagio che la Campania sta provando è data dall’andamento dei depositi bancari, che secondo Bankitalia “sono lievemente diminuiti”. Un quadro dunque non certo semplice in cui operare per le realtà minori del mondo delle reti, tanto più visto che in Campania e a Napoli in particolare i risparmiatori sembrano ancora affidarsi prevalentemente al sistema bancario e alle reti che fanno riferimento ad esso, mentre il mattone resta ai primi posti come investimento preferito anche dalle famiglie più abbienti. Così, scorrendo la classifica non si riscontra in Napoli la presenza di sigle come Banca Profilo, Banca Esperia, Equita sim o Banca Leonardo, che sono invece presenti in forza in città come Roma e Milano che di poco superano Napoli in termini di residenti e che spesso sono presenti anche in capoluoghi di regione meno popolosi di quello campano.
Ma anche le strutture locali faticano a emergere e consolidare una presenza: se Banca Popolare di Puglia e Basilicata schiera 20 promotori campani, di cui 14 residenti in Napoli e provincia, Genesi Uln tenta di ritagliarsi un suo spazio forte di 18 professionisti in regione di cui 12 schierati a presidiare il capoluogo. Ancora più contenuta la presenza di Promos (5 promotori finanziari, tutti residenti a Napoli e provincia) superata di una spanna da quella del gruppo Banca Popolare di Bari (sbarcata in Campania con la Banca popolare della penisola sorrentina, una decina d’anni fa ha acquisito la napoletana Borsaconsult sim), con otto promotori residenti in Campania, la metà dei quali nel capoluogo. Davvero poco per una città che era stata sede di una delle più importanti borse valori italiane dal 1778 fino alla fine del 1991 (la legge 2/1/1991 n. 1, entrata in vigore il primo gennaio 1992, ha unificato le contrattazioni sul piano nazionale presso la sede di Milano di Borsa Italiana), con scambi sostenuti anche grazie alla presenza del porto e alle importanti e stabili relazioni commerciali internazionali che Napoli ha sviluppato da oltre due secoli.