LA TESI SUGLI INVESTIMENTI IN COMMODITY – Man rivede la tesi sugli investimenti in commdity, tradizionalmente fondata sull’assunto per cui la loro redditività sarebbe relativamente decorrelata dalle asset class più tradizionali e rappresenterebbe pertanto una ricca fonte di diversificazione. “Sebbene nel corso del tempo siano emerse correlazioni tra commodity ed equity, ciò può essere ampiamente attribuito a forze macroeconomiche senza precedenti legate alla leva finanziaria”, osserva Michele Pacciana, responsabile di Man per l’Italia. “Ci aspettiamo comunque che le commodity mostrino correlazioni minori rispetto a equity e bond, almeno rispetto ad altri asset rischiosi, poiché ogni singola asset class tende a rispondere in modo diverso nell’arco delle differenti fasi del ciclo economico”.
PROSPETTIVE INTERESSANTI SUL LUNGO PERIODO – “Sostanzialmente, le commodity devono essere fisicamente prodotte e consumate; continuiamo pertanto a ritenere che forze microeconomiche spingeranno il rendimento delle commodity nel lungo termine. Infatti la principale motivazione a favore degli investimenti in commodity sembra essere mutata proprio a causa della natura idiosincratica delle commodity stesse. Piuttosto che ricercare esclusivamente la diversificazione per i loro portafogli di investimenti, gli investitori si rivolgono sempre più alle commodity perché percepiscono forti motivazioni per agire in tal senso”.
AUMENTO DEMOGRAFICO E URBANIZZAZIONE – Probabilmente si è raggiunto un punto di flesso tale per cui i fattori che per diversi anni hanno portato alla caduta dei prezzi delle commodity reali – in particolare l’innovazione tecnologica – non sono riusciti a tenere il passo con una domanda in costante aumento. I principali elementi trainanti degli investimenti in commodity includono oggi: l’aumento demografico; i cambiamenti nell’equilibrio globale dei consumi e del benessere; l’urbanizzazione dei Paesi in via di sviluppo.