Per i postini si profila un futuro da promotori finanziari

OGGI IL VOTO DEL SENATO – Il Senato è tornato a riunirsi questa mattina alle 9.30 per le dichiarazioni di voto e la votazione finale con appello nominale del maxiemendamento 1.800, interamente sostitutivo del disegno di legge numero 3533, che converte il decreto legge 179 recante “ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (vai qui per la notizia precedente). Novità in vista anche per i promotori finanziari, che potrebbero non doversi più preoccupare per il doppio Albo (vai qui per i dettagli).

LA QUESTIONE DI FIDUCIA – Il governo ha posto la questione di fiducia nella seduta di mercoledì 5. La chiama per il voto è iniziata alle 11.00 e il confronto si è concluso dopo le 12.00 con 127 voti favorevoli, 17 contrari e 23 astensioni (vai qui per la notizia). A proposito di decreto Crescita e di promotori finanziari, questa mattina il quotidiano MF/Milano Finanza anticipa che il maxiemendamento contiene un passaggio dedicato ai postini.

DA POSTINO A PROMOTORE
– Il portalettere, secondo il giornale di via Burigozzo, potrebbe trasformarsi in promotore finanziario. Per valorizzare gli investimenti realizzati negli ultimi anni da Poste Italiane in personale, conoscenze specialistiche e tecnologiche per l’attività di BancoPosta, magari anche in vista di una possibile privatizzazione più volte ventilata, il governo sarebbe infatti pronto ad ampliare il raggio d’azione del comparto finanziario, che si è rivelato il più produttivo nel gruppo.

ORO E PIANI DI ACCUMULO – Come? Consentendo per esempio agli uffici postali di distribuire oro da investimento, spiega il quotidiano del gruppo Class. La vendita potrebbe avvenire sia consegnando oro fisico al cliente sia offrendo conti oro e deposito in caveau con rilascio di certificati d’acquisto. In entrambi i casi, consentendo la sottoscrizione anche tramite piani d’accumulo.

L’OBIETTIVO DELL’INTERVENTO – La novità, secondo le stime riportate da MF/Milano Finanza, dovrebbe fruttare alle Poste ricavi annui “di almeno 10 milioni di euro”. Obiettivo del provvedimento è consentire alle Poste Italiane, “in quanto intermediario vigilato, al pari di quanto previsto per le banche, l’esercizio in via professionale del commercio di oro, senza la necessità di richiedere la qualifica di operatore professionale in oro”.

LA RICONVERSIONE DEGLI ESUBERI – La stessa ratio sta alla base della decisione di ampliare la possibilità di offerta fuori sede dei dipendenti delle Poste. Una manovra che consentirebbe tra l’altro la riconversione degli esuberi del personale finora destinato al recapito postale tradizionale. Da segnalare – come peraltro fa MF/Milano Finanza – che il BancoPosta, malgrado abbia da qualche anno un patrimonio separato dal resto delle attività del gruppo, non è una banca a tutti gli effetti.