Vontobel è ottimista: la banca privata svizzera prospetta uno scenario positivo per le azioni ma anche per gli absolute return bond. Sul comparto fixed income, infatti, il gruppo ha molto investito nell’ultimo anno. E sta lavorando sull’area del credito emerging market con un fondo che dovrebbe vedere la luce di qui ai prossimi 3 mesi. A spiegare al nostro settimanale soldi&bluerating le strategie del gruppo è Matteo Villani, responsabile della distribuzione di Vontobel Italia.
Com’è andato il 2012 in Italia e come si prospetta il 2013?
Abbiamo chiuso positivamente il 2012 sulla raccolta (un miliardo di franchi svizzeri, n.d.r.) e sulla performance dei prodotti. I comparti azionari quality growth reasonable price hanno tutti sovraperformato il benchmark, così come gli obbligazionari absolute return e corporate. Il 2013 è iniziato bene, ora c’è un po’ di freno a mano ma il nostro approccio, che tende a essere prudente, in un contesto del genere si sta rivelando vincente. Abbiamo un ottimo rapporto tra performance e rischio, e questo è riconosciuto dalla clientela. Stiamo raccogliendo sul fronte delle reti, sulle gestioni patrimoniali in fondi e sugli istituzionali.
Se si quotassero i fondi, quale sarebbe l’impatto sull’industria italiana?
Non particolarmente rilevante. In Italia il sistema è in mano alle banche e alla distribuzione, c’è un forte collo di bottiglia alla penetrazione degli esteri. Basti guardare le tante società che, dopo aver aperto una sede nel Paese, hanno dovuto chiudere dopo poco tempo. In questa fase non credo che l’educazione finanziaria sia in crescita, quindi nemmeno la consulenza indipendente sta prendendo troppo piede. L’85% delle commissioni di gestione le prende la distribuzione, alla produzione va il 15%. All’estero si valorizza di più la gestione.
Quale rilevanza strategica riveste l’Italia?
L’Italia è uno dei mercati più importanti per noi. Rispetto ai nostri vicini europei, è il più avanzato dal punto di vista distributivo. Abbiamo seguito una strategia che prevede precisi accordi, tra cui Banca Generali, Fineco, Intesa Private Banking, Iw Bank, All Funds, Banca Patrimoni, Raiffeisen e qualche popolare. UniCredit, invece, compra i nostri fondi per le gestioni patrimoniali.
Su cosa puntate dal lato dell’offerta?
Crediamo rimarrà interessante la parte di contemporary value (azionario) unita a high yield e credito, e potrebbero tornare interessanti gli absolute return bond qualora i mercati dovessero ricominciare a crescere. Stiamo inoltre lavorando su un fondo obbligazionario emerging market.