ASSOGESTIONI RISPONDE ALL’ESMA – Assogestioni risponde alla consultazione Esma sulla Mifid 2 in tema di governance dei prodotti, remunerazione degli intermediari, informazioni fornite ai clienti, inducements, servizio di consulenza indipendente e valutazione di appropriatezza. In particolare, a seguito della chiusura della consultazione pubblica relativa a MiFID II e MiFIR, l’associazione italiana del risparmio gestito ha inviato all’Esma un documento in cui avanza diverse richieste e proposte. In particolare, in tema governance dei prodotti, Assogestioni chiede di chiarire che la fornitura di informazioni da parte del distributore alla società prodotto non debba tradursi in una “traslazione” di responsabilità: le società prodotto non possono assumersi la responsabilità di controllare le azioni dei distributori nei confronti del cliente.
BENEFICI NON MONETARI – Sul fronte degli incentivi non-monetari invece, Assogestioni non condivide la scelta di prevedere un elenco “esaustivo” di benefici non monetari minori, ossia di quegli incentivi che, per loro natura, non potrebbero pregiudicare la prestazione dei servizi da parte dell’intermediario nel miglior interesse del cliente. Secondo gli esperti dell’associazione, non è condivisibile l’approccio adottato dall’Esma in tema di ricerca finanziaria, secondo cui l’attività di ricerca che coinvolge soggetti terzi, i quali impiegano risorse consistenti per uno specifico gestore di portafogli, non rappresenta un beneficio non monetario minore, essendo tale ricerca idonea a pregiudicare l’adempimento da parte del gestore al dovere di agire nel miglior interesse del cliente. In tal senso, secondo l’Esma, ogni ricerca personalizzata sarebbe in grado di influenzare il comportamento del soggetto ricevente e, dunque, non può essere considerata un beneficio non monetario minore.
UN APPROCCIO TROPPO RESTRITTIVO – Assogestioni ritiene invece questo approccio troppo restrittivo e in grado di produrre un impatto negativo sull’industria e sugli investitori finali creando un unlevel playing field tra attori UE e non UE, favoremdo i gestori di maggiori dimensioni, in grado di realizzare ricerca in-house e determinando anche un aumento dei costi della ricerca. Per Assogestioni dunque, la ricerca personalizzata non deve necessariamente considerarsi come idonea a pregiudicare l’adempimento da parte del gestore al dovere di agire nel miglior interesse del cliente, consentendo la stessa di supportare e assistere le decisioni di investimento del manager, nell’interesse del cliente.
INCENTIVI- Altro punto essenziale della risposta fornita all’Esma, evidenzia ancora Assogestioni, riguarda l’individuazione delle situazioni per valutare il requisito dell’innalzamento della qualità del servizio nel caso di percezione di incentivi. Sul punto l’Associazione presieduta da Giordano Lombardo richiede all’ESMA di riformulare i criteri positivi che soddisfano il requisito dell’incremento della qualità individuati nel Consultation Paper, in modo da renderli in linea con le raccomandazioni del CESR in tema di inducements del maggio 2007. In tal senso, la percezione di incentivi da parte di un’impresa d’investimento dovrebbe considerarsi volta ad aumentare la qualità del servizio fornito al cliente quando ricorra almeno una delle seguenti condizioni: (i) la retrocessione consente al cliente di avere accesso ad un più ampio range di prodotti; (ii) l’impresa d’investimento abbina al proprio servizio il servizio di consulenza in materia di investimenti (non indipendente); (iii) l’impresa d’investimento si impegna nei confronti del cliente ad ampie forme di assistenza in fase, specie, di post vendita. Anche in tal caso l’Associazione suggerisce l’impostazione già adottata da tempo dagli intermediari nazionali.