Sharing economy, un modello controverso

DUE  FACCE DELLA MEDAGLIA – La sharing economy suscita emozioni contrastanti: ad essa è dedicata la nuova ricerca Global Investor del Gruppo Credit Suisse, intitolata ‘The sharing economy – new opportunities, new questions’. Servizi di taxi come Uber, home sharing come Airbnb o perfino piattaforme che concedono credito a tassi-più bassi del mercato, come Lending Club, hanno milioni di utenti, ma attirano anche molte critiche. Nello studio, Credit Suisse tiene in considerazione le due facce della medaglia, e analizza l’impatto effettivo che la sharing economy ha sul pil.

TEMA DI INVESTIMENTO – Dallo studio emerge che la sharing economy è un tema d’investimento di alto profilo. Alcune di queste società, che si basano su piattaforme online, sono diventate dei modelli di business con alte valutazioni. I giganti del settore possono trarre vantaggio o affrontare delle sfide a causa di queste nuove forze, difficili da contenere. Le tre parole chiave della sharing economy sono efficienza, fiducia e promessa di valore. La crescita di società come Uber e Airbnb ha focalizzato l’attenzione su aziende che adoperano internet e la tecnologia mobile per creare mercati e meccanismi di assegnazione che permettano l’incontro tra i compratori e i venditori più disparati. I segmenti maggiormente interessati sono finanza, servizi, beni di consumo, alloggi e trasporti.

I DUBBI – La sharing economy pone una serie di interrogativi. Mentre i benefici per gli utenti sono enormi, si sa ancora poco sull’impatto che avrà sulla crescita e le implicazioni di lungo termine sul mercato del lavoro. Ciò che rende la sharing economy così attraente sono i costi bassi, l’ efficienza, la comodità , la mancanza di intermediari e la maggiore flessibilit à . Ma tutto questo può anche significare salari più bassi e minori protezioni. La sharing economy è un concetto che non è stato ancora completamente analizzato dal punto di vista delle norme legali e comportamentali da applicare: sotto certi aspetti si tratta di un territorio inesplorato.

LE RAGIONI A FAVORE – I sostenitori della sharing economy ritengono che i minori costi di intermediazione, la flessibilità senza precedenti di cui beneficiano sia gli utenti che i fornitori e la fiducia appena creata possono dare luogo a nuove transazioni. Il tradizionale mercato degli affitti per le vacanze è esistito per decenni ed è cresciuto quando internet ne ha ridotto i costi. Tuttavia, in precedenza il mercato degli affitti per le vacanze interessava solo proprietà specificamente pensate per quello scopo. Con Airbnb si è sviluppato un nuovo mercato di massa, che permette a chiunque di affittare la propria casa a un estraneo. Il successo di questo modello ultimamente è basato sulla fiducia, partendo dal presupposto che le credenziali di chi affitta possano essere facilmente verificate su internet o sui social network. La fiducia è, pertanto, il cuore della sharing economy.

LE RAGIONI DEI CRITICI – Tuttavia, i critici controbattono che la sharing economy non tiene conto di regimi di regolamentazione e contributivi, ottenendo così un vantaggio competitivo sleale nei confronti dei tradizionali fornitori dei servizi. Vengono messe sotto accusa anche le tariffe ridotte rispetto all’epoca precedente la sharing economy per quanto riguarda i servizi a pagamento. Secondo gli esperti di Credit Suisse, questo dibattito non si applica laddove s i sta sviluppando un nuovo mercato di massa, per esempio nel caso dell’affitto della propria casa per le vacanze, o i prestiti peer – to – peer, con minori costi di intermediazione.

CONTRIBUTO RIDOTTO – Gli esperti di Credit Suisse sono arrivati alla conclusione che, al momento, la sharing economy dia un contributo ridotto al Pil, perché la condivisione spesso comporta dei pagamenti modesti. Offrire a uno studente un alloggio gratuito per una notte o un passaggio gratuito può essere una buona cosa e ridurre le emissioni di CO2, ma può potenzialmente portare a una riduzione del Pil, perché in altre circostante lo studente avrebbe avuto bisogno di prendere una camera in un hotel e di viaggiare col treno. L’impatto indiretto sul Pil può, comunque, essere positivo, perché la sharing economy incoraggia le persone a viaggiare di più e permette di spendere i soldi risparmiati per altri scopi.