Bufi: come cambierà Anasf

Una netta vittoria in casa per Maurizio Bufi, riconfermato presidente dell’Anasf all’unanimità dai delegati presenti al X Congresso di Perugia, lo scorso 8 novembre. Un successo netto che il promotore finanziario umbro ha festeggiato con moderazione, consapevole dei grandi cambiamenti che attendono i pf e l’intero risparmio gestito nei prossimi anni. A questo proposito, BLUERATING ha girato alcune domande al massimo esponente dell’Anasf.

Presidente Bufi, alla luce del X Congresso come cambierà l’associazione nei prossimi quattro anni?

Anasf è uscita dall’ultimo Congresso più rappresentativa, più unità e più forte. Questa è la novità rispetto al mandato precedente e cioè che la continuità nell’azione associativa non potrà che essere rafforzata, sulla scia del chiaro indirizzo che gli associati ci hanno chiesto con il voto. Se nel corso del primo mandato abbiamo presidiato tutti i fronti, oggi cerchiamo di anticipare – laddove possibile – l’apertura di quei nuovi fronti che potrebbero risultare critici e indesiderati, nonché implementare una più efficace proposta di politica associativa.

Ha fatto rumore la nuova formulazione dell’articolo 1 dello Statuto, approvata dal Congresso di Perugia, con l’apertura dell’associazione ad altre categorie professionali. Quali tra pf dipendenti bancari, consulenti fee e società di consulenza a suo giudizio potrebbe avere interesse a entrare in Anasf?

A ben vedere già in una mozione del Congresso di Parma avevamo dato mandato agli organi sociali di valutare l’apertura a nuove figure professionali, proprio perché ci rendevamo conto che l’Anasf avesse al suo interno le potenzialità per poter rappresentare non solo e soprattutto i promotori finanziari, ma anche tutti coloro che a vario titolo possono ricondursi a un concetto più ampio come quello di operatori qualificati. Poi il riferimento all’Albo che verrà non è che la conseguenza logica di tale impostazione. Una mission che si apre appunto al mercato in una logica concorrenziale e non certo chiusa all’evoluzione del settore, a cominciare da quella degli stessi pf nel loro naturale approdo al mondo della consulenza. Più in particolare, le tre figure citate hanno in comune, per esempio, la possibilità, iscrivendosi ad Anasf, di una associazione di rappresentanza numericamente forte, radicata sul territorio, approdata nei tavoli più importanti per lo sviluppo della professione, riconosciuta anche dal punto di vista della reputazione e dell’approccio istituzionale, insieme a quello della rappresentanza degli interessi di una categoria. Gli interlocutori vanno dal legislatore al regolatore, entrambi anche europei, dal rapporto con gli intermediari a quello con gli organismi di vigilanza, ecc. Senza parlare dell’offerta collaudata per i soci in ambito formativo, dei servizi riservati ai soci dal punto di vista legale, previdenziale, fiscale.

È ipotizzabile una crescita del ruolo di Anasf da associazione di categoria a confederazione di più categorie professionali del settore finanziario?

Molto dipenderà dalla nostra capacità di essere attrattivi e della eventuale risposta da parte dei potenziali soggetti coinvolti, l’idea della confederazione potrebbe essere uno sbocco possibile ma è prematuro parlarne. Ciò vorrebbe dire avere, dal punto di vista della rappresentanza degli interessi e della responsabilità nel mercato e nella società, un peso specifico più ampio e maggiormente incisivo.

Albo unico, Enasarco, Contratto? Se dovesse scommettere, dove la vostra categoria può risultare subito vincente e perché?

Proprio nell’ordine in cui vengono poste le questioni aperte. L’Albo unico perché è in dirittura d’arrivo, poi Enasarco perché ci stiamo lavorando e le elezioni sono in primavera, sul contratto non faccio previsioni. Più nello specifico, l’Albo dei promotori finanziari esiste già e, come noto, sono proprio i pf che l’hanno voluto così com’è nel 2009, mettendoci le risorse insieme agli intermediari. Da mesi stiamo cercando di costruire intorno un tetto comune di tutti gli operatori qualificati nella consulenza, in primis proprio i pf, ricomprendendo altri soggetti che a tutt’oggi non sono né censiti, né vigilati. Certo, a condizione che ci sia il cambio di denominazione, non si introducano qualificazioni che contrastano con la norma europea e ci sia l’attribuzione della vigilanza. Su Enasarco affrontiamo un ambito inesplorato, sia sul versante della alleanze sia per la futura competizione elettorale, ma sono confidente. Sul contratto, dipende dai nostri interlocutori se intavolare un confronto o meno, noi ci siamo.

Decentramento e funzionamento degli organi associativi. Cosa cambia dopo Perugia?

La struttura e il funzionamento del decentramento per una associazione come la nostra sono stati sempre una sfida, perché la gestione e l’indirizzo dei Comitati regionali deve essere coordinata dal centro, ma coniugata con la comprensibile domanda di autonomia dei colleghi che rappresentano l’Anasf sul territorio. Il Congresso ha demandato al Comitato esecutivo, d’intesa proprio con i comitati, di formulare una proposta di riordino del decentramento al Consiglio nazionale e ci cominceremo a lavorare presto, considerando che la recente esperienza va valorizzata e non dispersa.

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