Mediolanum: l’impasse sui Pir potrebbe costare caro

Si sa che il mondo degli operatori della consulenza finanziaria e del risparmio gestito ha mal digerito le problematiche burocratiche che coinvolgono il lancio dei nuovi Pir. Dopo la “scesa in campo” di Assogestioni, è stato recentemente Il Giornale a riportare alcune dichiarazioni sul tema di Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum, una delle reti che maggiormente hanno puntato su questa tipologia di prodotti nei mesi passati. Stando a quanto riportato nell’intervista, la società ha comunicato ai propri family banker la sospensione della vendita di nuovi prodotti appartenenti a questa tipologia di investimenti. Un’opportunità di raccolta mancata, il cui impatto non è ancora prevedibile nella sostanza, ma che comunque potrebbe rivelarsi sostanziosa “Non è possibile dirlo. Per quanto ci riguarda, guardando i numeri del 2018, l’impatto sarebbe stato di oltre 400 milioni” commenta Doris.

Per fortuna però questa situazione non inciderà sui pir già collocati “Abbiamo deciso di bloccare l’offerta perchè la legge di Bilancio ha introdotto modifiche legislative che i nuovi Pir non sarebbero in grado di rispettare, non consentendo al risparmiatore di beneficiare dell’esenzione fiscale. Riteniamo però che per i Pir acquistati nel 2017 e 2018 non cambi niente. Chi li ha già può effettuare versamenti aggiuntivi. Le novità riguardano solo i Pir costituiti a partire dal primo gennaio 2019”

Una cosa è certa: serve una soluzione rapida del problema. Dal canto suo Massimo Doris è pronto a dare il proprio contributo: “L’idea di investire di più sull’Aim va molto bene, ma la percentuale deve essere adeguata al flottante attuale, molto, molto minore del 3,5%. Inoltre, stabilite le percentuali inferiori, bisogna dare ai fondi un termine temporale ragionevole per effettuare gli investimenti. Un’altra soluzione potrebbe essere quella di Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni: lanciare fondi chiusi dedicati alla pmi che, essendo più illiquidi, abbiano maggiori benefici fiscali. Il governo potrebbe sedere al tavolo con Assogestioni e autorità di vigilanza e insieme trovare una soluzione. E farlo in fretta, nel giro di 1-2 mesi massimo, nell’interesse dell’economia italiana” ha concluso l’amministratore delegato.