“Essendo arrivati per ultimi sul mercato private, noi vogliamo distinguerci così come abbiamo fatto per la nostra banca”. A parlare è Nicola Viscanti (nella foto), capo della rete di consulenti finanziari di Widiba, a margine della presentazione della nuova divisione private banking al teatro Anteo di Milano. Il manager ha poi tratteggiato l’identikit del consulente finanziario private ideale: “Deve avere un certo numero di clienti oltre i 500 mila euro”, spiega, “e poi deve avere una certificazione per la competenza finanziaria: va bene sia la nostra interna che quella rilasciata da Efpa”.
Attualmente, la rete di Widiba conta 567 consulenti finanziari. In tutto, solo il 5% di loro si occuperà dei clienti private. “Noi stiamo facendo una serie di attività per alzare il livello medio del portafoglio”, spiega il capo della rete, “una sorta di innalzamento qualitativo”. Il tutto in vista dell’applicazione dei nuovi rendiconti Mifid 2 che rivoluzioneranno tutto: “Probabilmente, alcuni non ce la faranno a reggere il cambiamento. Ci saranno consulenti finanziari che decideranno di cambiare lavoro”.
“La nostra professione”, prosegue Viscanti, “tenderà sempre di più a qualificarsi. Quindi porteremo delle persone a fare delle valutazioni diverse e cercheremo di diventare sempre più attrattivi sul segmento dei consulenti private. E ancor di più sui bancari che decidono di intraprendere l’attività di libero professionista. Perché sappiamo bene che il bancario cerca come interlocutore una banca a 360 gradi”. Dunque, la banca digitale è alla ricerca di professionisti per rinforzare la sua squadra. Però non ci sarà un travaso di consulenti da Mps a Widiba: “C’è sinergia a livello di gruppo, ma non può esserci concorrenza. Non sarebbe corretto. Il nostro target è extra gruppo”.