L’addebito diretto Sepa senza segreti. Ecco come opporsi e ottenere i rimborsi

DOMANDA. A quali condizioni è possibile opporsi a un addebito diretto Sepa? E chiedere il rimborso di un'operazione già regolata?

RISPOSTA. L'addebito diretto Sepa (o Sdd), che sostituisce il precedente servizio di domiciliazione (Rid), è lo strumento di incasso a livello europeo, fondato su un accordo ("mandato") concluso tra il pagatore (debitore) e il beneficiario (creditore), mediante il quale il primo autorizza il secondo a disporre addebiti sul proprio conto corrente per pagamenti ricorrenti come le utenze o le rate di un prestito o singoli, nel caso di fatture commerciali o di un acquisto qualsiasi. Il cliente consumatore ha diritto di opporsi all'operazione di addebito diretto entro il giorno che precede la data di regolamento. Dopo tale data, se si tratta di un "Sdd Core" (addebito diretto Sepa utilizzabile indistintamente nei confronti di qualsiasi debitore, consumatore e non consumatore), il cliente può chiedere il rimborso entro otto settimane ma solo se al momento del rilascio del mandato l'autorizzazione non specifica l'importo dell'operazione di pagamento oppure se l'importo dell'operazione supera quello che il pagatore avrebbe potuto ragionevolmente aspettarsi alla luce del suo comportamento di spesa solito, delle condizioni del suo contratto quadro e delle circostanze del caso. È possibile un diverso accordo tra le parti. Se, invece, manca il mandato, il termine di opposizione è nei tredici mesi. Nel caso di addebito non "Core" (relativo alle imprese) la revoca è possibile entro il giorno precedente la data di operazione, altrimenti occorre il consenso della banca e del beneficiario.

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