“Non siamo così pessimisti sulla Cina”: la view di AcomeA

A cura di AcomeA
Dopo una galoppata durata più di un anno e che ha visto il mercato Cinese crescere di oltre il 100%, nell’ultimo mese lo stesso ha perso circa il 24% e molte sono state le voci che hanno gridato allo scoppio di una vera e propria bolla speculativa. Per capire a quale livello erano arrivate le valutazioni delle società cinesi, basti pensare che, nonostante il calo registrato negli ultimi 30 giorni, la Borsa di Shanghai da inizio anno segna ancora un +20% circa, mentre a un anno segna un risultato superiore al 90%.
Come spiegare dunque i bruschi movimenti a cui stiamo assistendo?
Per capire quello a cui stiamo assistendo è necessaria una breve premessa che spieghi velocemente l’architettura del mercato azionario cinese. In Cina non esiste una sola piazza borsistica come la nostra Piazza Affari ma è suddiviso in un mercato domestico con i titoli cosiddetti A e B Shares quotati alle Borse di Shanghai e Shenzhen ed accessibili per lo più a investitori domestici e le cosiddette H Shares, Red chips o P-chips quotate alla borsa di Hong Kong, ovvero titoli dove possono operare investitori di tutto il mondo e dove per l’appunto siamo investiti.
Il mercato cinese è pieno di peculiarità che meriterebbero un diario a sé per essere spiegate tutte, ma la caratteristica che maggiormente ci può aiutare a comprendere l’andamento recente del mercato è la natura di dual listing di molte società cinesi. Esse infatti sono quotate sia sul mercato domestico che su quello di Hong Kong, con valutazioni estremamente diverse nonostante si tratti della stessa società.
Da molti anni è in atto un fenomeno, per lo più dettato da questioni tecniche e di flussi, per cui le azioni H Shares della stessa società quotata nel mercato domestico sono spesso a sconto, anche importante, nel mercato di Hong Kong.
Quello che si è verificato in questi giorni e che ha fatto gridare, a nostro avviso a sproposito, alla bolla è che per un serie di misure attuate dalle autorità cinesi sul mercato domestico mal digerite dagli investitori, il mercato è sceso bruscamente. Si è quindi innescata una catena di eventi che hanno portato il mercato cinese a sperimentare variazioni intraday su singoli titoli anche nell’ordine del 40%. Il calo del mercato si è principalmente riflesso su quegli investitori che, approfittando delle precedenti misure di incentivo agli investimenti attuate dalle autorità cinesi, avevano preso a prestito denaro per entrare a leva sul mercato azionario.
Vedendo scendere il prezzo delle azioni molti investitori sono stati costretti a rientrare dei margini e ove non è stato possibile sono scattate una serie di margin call che insieme alla paura ormai diffusa sul mercato hanno sostenuto le vendite e aumentato le perdite del mercato.
Come ci stiamo muovendo noi?
I recenti movimenti di mercato ci hanno permesso di aumentare leggermente la nostra esposizione verso quei titoli che detenevamo già in portafoglio e da cui in precedenza avevamo tratto profitto visto che erano andati particolarmente bene. A nostro avviso le azioni H shares in portafoglio continuano ad avere buoni fondamentali e in più si incominciano a vedere segnali positivi di inversione di tendenza del ciclo di deterioramento degli utili che pensiamo abbia ormai raggiunto il bottom. Queste società trattano a valutazioni estremamente interessanti per investitori value come noi che guardano al valore dell’azienda e non alla crescita.
Nello specifico, abbiamo deciso di non reinvestire nel settore finanziario in cui la correzione di mercato è stata più contenuta. Siamo invece focalizzati sul settore industriale e soprattutto verso quei titoli di media capitalizzazione legati alla crescita interna del Paese. Il vero tema di investimento che abbiamo scelto per la Cina è proprio quello legato alla crescita interna. Il Paese sta vivendo una transizione fondamentale da un’economia fortemente orientata all’esportazione a un’economia che cerca di fare della crescita interna una parte sempre più consistente del proprio Prodotto Interno Lordo.
Cosa aspettarsi nel prossimo futuro?
Non abbiamo la palla di vetro e non prevediamo il futuro. Questa consapevolezza ci porta da sempre a non voler anticipare l’andamento dei prezzi ma a reagire ai loro movimenti secondo il nostro metodo di gestione. Certamente siamo di fronte a un Paese che sta cambiando, in cui le riforme vengono implementate e dove la Banca Centrale e le Autorità governative sostengono, nel bene e nel male, un’economia che sta attraversando un’inevitabile fase di rallentamento/assestamento.
Non siamo dunque così pessimisti sulla Cina. Sappiamo che la negatività del mercato si riflette chiaramente anche sui singoli titoli creando occasioni di investimento. Abbiamo quindi colto l’opportunità offerta dal mercato, e continueremo eventualmente a farlo, ma sempre con la barra ferma sui fondamentali delle aziende e cercando di limitare al minimo gli inevitabili scossoni derivanti dalle problematiche tecniche.