Il mercato va a caccia della prossima Lehman Brothers

di Vincenzo Longo, market strategist di IG

I rimbalzi hanno, in questo particolare momento di mercato, in genere breve durata a sottolineare quanto rimanga fragile il sentiment in questa fase tra gli operatori. Gli unici dati macro pubblicati ieri sono arrivate dalla Germania e sono risultati alquannto deludenti. La produzione industriale a dicembre è scesa inaspettatamente dell’1,2% rispetto al mese precedente, mentre la bilancia commerciale ha registrato un calo sia dell’export che dell’import.

In ogni caso, queste figure non sono in grado di spiegare i timori che affiorano di giorno in giorno sui mercati. Da inizio anno, si sono susseguiti una serie di temi che in qualche modo venivano imputati come principali catalizzatori di questi cali. Dal rallentamento della Cina, al calo dei prezzi del greggio questi erano i temi di cui si parlava di seduta in seduta, almeno sino a fine gennaio. A partire da febbraio, però, i prezzi del greggio si sono assestati e le indicazioni macro arrivate dalla Cina (indici PMI) non sono state così brutte (e probabilmente erano anche già ampiamente riflesse nei prezzi).

Nelle ultime sette sedute sui mercati le protagoniste negative sono state senza dubbio le banche europee. L’indice Euro Stoxx Bank, che raccoglie i titoli delle banche più importanti del Vecchio Continente, segna da inizio anno una performance di quasi -30%, ben peggiore rispetto a quella del mercato.

Sono le banche il punto debole della zona euro? Guardando le ultime trimestrali potremmo dire sicuramente di si. Molti istituti nella zona euro fanno fatica a recuperare la redditività precedente alla crisi del 2008 e solo negli ultimi trimestri sono riusciti a strappare qualche utile dopo almeno 6 anni di perdite costanti. A confermare la fragilità del comparto sono anche i continui licenziamenti e dismissioni che interessano i grandi gruppi europei (inclusi quelli inglesi).

Se il quadro pregresso è fragile, l’outlook è addirittura peggiore. Dopo i tagli dei tassi degli ultimi due anni (quello sui depositi tagliati ulteriormente a -0,3% a dicembre scorso), la Banca centrale europea si prepara a nuovi tagli a marzo. Secondo le ultime dichiarazioni di Mario Draghi, i tassi rimarranno a questi livelli bassi per un periodo più lungo di tempo per far fronte al deterioramento delle aspettative inflattive dell’area euro. Una simile notizia non fa che penalizzare ulteriormente i margini d’intermediazione delle banche e lo farà per molto tempo ancora.

A finire sotto il ciclone è il colosso bancario tedesco, Deutsche Bank, le cui quotazioni sono state in costante declino dal 2010 in poi. Il clima di tassi bassi a lungo e di recessione/rallentamento di economie Emergenti, Cina inclusa, ha creato un mix micidiale per l’Istituto con sede a Francoforte. E questo il mercato sembra saperlo, visto che il titolo ha toccato valori che non si vedevano da oltre 15 anni.

Il piano industriale, i tagli al personale e le dismissioni di asset in diversi Paesi non sembrano essere sufficienti. Il mercato sta andando a caccia della prossima Lehman Brothers e Deutsche Bank potrebbe essere la vittima più illustre. Non a caso negli ultimi giorni sono andate intensificandosi le voci di una possibile mancanza di liquidità, con sensibile balzo dei cds sul debito dell’istituto. Le smentite arrivati dal management non sembrano sortire alcun effetto, tanto che oggi è stato chiamato in causa lo stesso Schaeuble.

Ricordiamo che dopo il downgrade di giugno 2008 (tra l’altro anche Deutsche Bank è stata declassata lo stesso giorno, 9 giugno di 7 anni dopo), Lehman Brothers smentiva problemi di liquidità. Il resto sappiamo com’è andata a finire.