Emergenti, possibile inversione di tendenza nel 2016

A cura di Mathieu Nègre, Head of Global Emerging Equities di Union Bancaire Privée
L’azionario dei Mercati Emergenti ha avuto un anno difficile nel 2015 e ciò è proseguito nel 2016. Le volte precedenti, poteva trattarsi di un episodio relativamente isolato, tuttavia sembra che la debolezza nei Mercati Emergenti sia stata e sia la causa primaria delle recenti turbolenze sui mercati azionari globali. In un mondo più collegato ed equilibrato è estremamente difficile infatti non tenere in considerazione i Mercati Emergenti.
Malgrado il crescente coro di strategist che negli ultimi mesi raccomandava di sottopesare l’azionario emergente, non possiamo fare a meno di pensare che tali suggerimenti siano un po’ in ritardo: l’asset class ha sottoperformato rispetto ai Mercati Sviluppati dal 2010. Tale sottoperformance ha ampiamente rispecchiato il calo del differenziale di crescita del PIL tra i Mercati Emergenti e quelli Avanzati. Tuttavia, quest’ultimo dovrebbe riportare un’espansione nel 2016 a favore dei Mercati Emergenti, la prima dal 2010.
I rendimenti deludenti degli ultimi 5 anni hanno portato a significative fuoriuscite di capitale dall’azionario da questi mercati. Infatti, si stima che dal 2013 siano stati ritirati circa 100 miliardi di dollari dai fondi azionari focalizzati su questa classe di attivi. Oggi, gran parte degli investitori sembra sottopesare considerevolmente i Mercati Emergenti. Alla luce di ciò, crediamo che le attese nei loro confronti siano basse e che quindi miglioramenti marginali (relativi) possano avere effetti rilevanti.
Le valutazioni dei Mercati Emergenti hanno assistito a progressivi de-rating e scambiano vicino a livelli minimi, in linea con le crisi economiche: il mercato sembra aver già scontato un evento macro significativo. Riteniamo che le valutazioni offrano un certo supporto, qualora dovesse effettivamente verificarsi una situazione di crisi nel breve termine. Allo stesso tempo, l’outlook sulla crescita del PIL di lungo termine per i Mercati Emergenti resta attraente. A nostro avviso, inoltre, in un mondo in cui gli utili societari sono più globali (e meno locali), i Mercai Emergenti potrebbero costituire un modo per accedere a livelli più convenienti alla crescita mondiale e al sentiment generale degli investitori.
Con la crescita del PIL in calo negli ultimi anni, i fondamentali delle aziende dei Mercati Emergenti si sono effettivamente deterioriati poichè la redditività è diminuita. Tuttavia, quest’ultima è ora ben al di sotto i livelli medi di lungo periodo. Più di recente, infatti, abbiamo visto un incremento della redditività, che i mercati hanno ampiamente ignorato.
A nostro avviso, attese basse, valutazioni attraenti e fondamentali societari in miglioramento, sono una serie di fattori che insieme possono dare origine a rendimenti di lungo termine interessanti per i Mercati Emergenti. I rischi tuttavia permangono e tra questi il principale è quello legato a un atterraggio brusco in Cina, poiché gli eccessi di credito sono evidenti. La probabilità implicita che ciò si verifichi, sembra essere aumentata di recente, in seguito agli interventi mal gestiti sul mercato azionario e al riaggiustamento del meccanismo di fissazione del prezzo della valuta. Il nostro scenario base però prevede un rallentamento drastico in Cina, ma nessuna crisi.