A cura di Björn Eberhardt, Head of Global Macroeconomics Research Credit Suisse
Come atteso, la riunione di luglio della Federal Reserve (Fed) statunitense ha portato poche notizie. Il range obiettivo del tasso di riferimento è rimasto invariato a 0,25%–0,50%. Nella sua dichiarazione sulla politica, la Fed ha preso atto sia del solido rapporto sul mercato del lavoro di giugno sia dei segnali di ripresa della crescita dell’attività nel 2° trimestre, dopo la fase di debolezza del 1° trimestre. Ha anche osservato che i «rischi di breve termine per le prospettive economiche sono diminuiti», il che riflette sia i migliori dati macroeconomici sia la distensione dei mercati finanziari dal referendum britannico.
Tuttavia, la dichiarazione sulla politica monetaria non conteneva alcun importante segnale sulle prospettive di breve termine per il tasso di riferimento. La pubblicazione del verbale della riunione fra tre settimane potrebbe fare un po’ di luce sulle discussioni tra i partecipanti alla riunione in merito alla probabilità di un rialzo dei tassi alla riunione di settembre. Lo stesso dicasi per i discorsi dei funzionari della Fed nelle prossime settimane, con il discorso di Janet Yellen del 26 agosto al simposio di Jackson Hole che fornirà un’importante opportunità per eventuali segnali. Oltre a questi, saranno decisivi anche gli sviluppi economici e sui mercati finanziari delle prossime settimane.
Mercato dei future scettico sui rialzi di quest’anno da parte della Fed. Anche se la dichiarazione sulla politica monetaria di per sé non ha fornito importanti informazioni nuove, la solidità dei dati macroeconomici statunitensi dall’ultima riunione di giugno indica che l’economia continua a crescere e che il mercato del lavoro è in ulteriore fase di ripresa. Di conseguenza, il mercato dei future sui Fed fund ha segnato una ripresa costante dai minimi raggiunti dopo il referendum britannico . Secondo questi prezzi di mercato, la probabilità di uno o più rialzi dei tassi di 25 punti base da adesso fino alla riunione di dicembre è leggermente al di sotto del 50%, in aumento da meno del 10% a fine giugno 2016.
Il nostro scenario di base rimane un rialzo dei tassi a dicembre 2016 Nonostante il miglioramento dei dati economici, continuiamo ad attendere un rialzo del tasso di riferimento da parte della Fed statunitense solo alla riunione di dicembre 2016. D’altro canto, l’orientamento verso l’allentamento delle principali banche centrali, quali Bank of Japan, Bank of England e Banca centrale europea, limiterà a nostro avviso anche la capacità della Fed di rialzare i tassi, non da ultimo perché tali rialzi potrebbero portare a un ulteriore apprezzamento dell’USD. Su altri fronti, continuiamo ad attendere un nuovo rallentamento dell’economia cinese nel 2° semestre, rallentamento che potrebbe anche riaccendere i timori di una decelerazione più marcata.
Oltre a questi fattori esterni, vi sono anche rischi interni che giustificano un approccio prudente da parte della Fed. Innanzitutto, a inizio novembre si terranno le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. In secondo luogo, sebbene la crescita nominale dei salari sia relativamente robusta, vi sono ancora pochi segnali di un avvio dell’accelerazione. Lo stesso vale per l’inflazione core, laddove l’inflazione core CPI sembra muoversi gradualmente al rialzo, mentre altre misure evidenziano un andamento laterale. In sintesi, sebbene i rialzi graduali dei tassi sembrano garantiti, la Fed farebbe bene, a parer nostro, ad attendere ancora prima di intervenire nuovamente.