Preferire le asset class più rischiose anche per il 2017

A cura di Anima Sgr
Il 2017 sarà l’anno della reflazione? I mercati finanziari si apprestano a lasciarsi alle spalle un 2016 controverso, ma che nella sua coda ha intrapreso un cammino di crescita economica migliore. Sono diversi i fattori che stanno contribuendo a creare questo ambiente: un risveglio dell’inflazione in diverse aree geografiche, banche centrali ancora accomodanti e una maggiore convinzione, a livello generale, che si cercherà di attuare un mix tra politiche monetarie e fiscali, con un maggior contributo da parte dei governi, in base alle loro possibilità.
Tutto questo favorisce un sentiero di crescita che porta a preferire le asset class più rischiose anche per il 2017. La nostra view, quindi, è quella di preferire i mercati azionari, ma sempre con prudenza Sul fronte obbligazionario la situazione richiede cautela: l’asset class si può considerare sotto pressione, dato che il rialzo dei tassi di interesse ha portato a una discesa dei titoli obbligazionari, sia governativi sia corporate. Da que­sta situazione nasce, quindi, la necessità di diversificare maggiormente i propri portafogli.
In quest’ottica, c’è da considerare che il 2017 non sarà un anno scevro da rischi. Guardando all’area europea, il rischio politico resta in primo piano: in primavera ci sa­ranno le elezioni presidenziali francesi, così come in au­tunno quelle tedesche ed eventuali risultati di “rottura” potrebbero incidere negativamente sui mercati finanziari. Da capire anche come evolverà la situazione in Italia e quando verranno indette nuove elezioni dopo la forma­zione del nuovo esecutivo formato da Paolo Gentiloni dopo le dimissioni di Matteo Renzi dalla carica di presi­dente del Consiglio.
Non solo: in Gran Bretagna bisognerà monitorare anche l’andamento del processo di “Brexit”, che secondo quan­to affermato il primo ministro Theresa May, inizieranno entro la fine di marzo.  Dal lato americano, invece, si dovrà valutare come la Fe­deral Reserve continuerà a comportarsi dopo il rialzo dei tassi di metà dicembre, dettato dalla salita delle prospet­tive di inflazione, unito alla situazione del mercato del la­voro che presenta piena occupazione e salari in crescita. La stima sulla crescita del Pil Usa è stata rivista al rial­zo. Ora le mosse dei banchieri americani – proiettate sul prossimo anno – prevedono in media tre incrementi da un quarto di punto del costo del denaro, dai due stimati nel settembre scorso.
Capitolo Cina: la seconda economia del pianeta nel 2016 è stata capace di gestire il proprio rallentamento di cre­scita. Il Dragone è riuscito nel contenimento soprattutto grazie ai fortissimi stimoli derivanti dalla politica econo­mica e, quindi, bisognerà restare alla finestra per monito­rare come si svilupperà la situazione anche nel corso del 2017, per verificare che impatti potrebbe avere a livello globale. Per tutti questi motivi, la view generale per il 2017 è quella di privilegiare moderatamente le asset class più rischiose, come l’azionario, mettendo in cima alla lista un’ancor maggiore diversificazione dei portafogli. Sul fronte obbligazionario, invece, è consigliabile cercare soluzioni di investimento, come i fondi flessibili.

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