L’espansione dell’economia mondiale non è in pericolo, a meno che…

A cura di Amundi Am
L’aumento delle tensioni protezionistiche, il calo di alcuni indici, e la pubblicazione di alcuni dati deludenti hanno sollevato dei dubbi riguardo al ciclo economico mondiale. Noi riteniamo che questo timore sia prematuro.
Sincronizzazione della crescita mondiale: siamo alla fine? No, in questo ciclo le economie sono posizionate in modo diverso, e molte di esse rimangono trainate soprattutto dalla domanda interna. È vero che nella zona Euro numerosi indicatori hanno evidenziato di recente un calo e che ci sono state alcune “sorprese economiche” in territorio negativo, ma non dobbiamo scordarci che negli ultimi mesi i dati relativi agli indicatori sono saliti tantissimo (in alcuni casi hanno raggiunto i massimi dal lancio dell’euro) e che quando le aspettative sono elevate, sono inevitabili alcune delusioni. In ultima analisi, i nostri indicatori anticipatori continuano a evidenziare nel 2018 una crescita robusta del PIL, che per il secondo anno consecutivo è pari a due volte il potenziale della zona Euro. Nel Regno Unito, l’accordo raggiunto con l’UE riguardo a un periodo di transizione fino alla fine del 2020 potrebbe ridare un po’ di slancio all’economia. Negli USA, la crescita nel Q1 sarà probabilmente più debole del previsto (si vedano le stime della Fed di Atlanta o della Fed di NY), ma gli indicatori rimangono solidi e la crescita dovrebbe essere stimolata dai tagli alle imposte e dall’aumento alla spesa pubblica. In Giappone, la ripresa continua a ritmi  moderati, sostenuta in particolare dagli investimenti delle imprese. Infine, nelle economie emergenti, la crescita sembra essersi attestata attorno al 5%. In ultima analisi, l’espansione globale non è a rischio, ma il ritmo della crescita potrebbe rallentare.
Ci sarà un crollo del commercio mondiale? Riteniamo che sia molto improbabile. Per quanto riguarda ii dazi imposti dall’amministrazione Trump, stiamo già iniziando a vedere misure di ritorsione da parte della Cina, a cui potrebbero aggiungersene altre. Tuttavia, fintanto che i prodotti bersagliati dai dazi doganali rappresenteranno una quota limitata del commercio mondiale, questo stato di cose non dovrebbe avere un impatto significativo (perché anche le ritorsioni dovrebbero essere di entità modesta). Nel frattempo la Casa Bianca sta rimandando l’inizio delle ostilità. Il Canada e il Messico sono stati esentati dai dazi, così come i paesi dell’UE (in extremis). Infine, è importante notare che gli Stati Uniti sono molto isolati: nessun paese ha intenzione di ingaggiare una guerra commerciale su larga scala.
L’inflazione accelererà? Sì, ma a un ritmo moderato, e più negli USA che nella zona Euro. Nei paesi emergenti, l’inflazione rimane ampiamente sotto controllo. Man mano che diminuisce la capacità produttiva in eccesso a livello mondiale, è naturale attendersi un aumento dell’inflazione ciclica e delle pressioni sui salari, soprattutto nei paesi più avanti nel ciclo (ovvero gli Stati Uniti). Tuttavia, notiamo che negli ultimi decenni è avvenuto un considerevole rallentamento dell’”inflazione aciclica”: di conseguenza ci attendiamo che i prezzi di molti beni e servizi rimarranno sotto pressione anche se ci sarà un’accelerazione della crescita (effetto della globalizzazione, effetto Amazon ecc.).
Le banche centrali accelereranno la normalizzazione della politica monetaria? No, con tutta probabilità terranno fede al loro approccio graduale. La loro comunicazione rimane molto prudente. Rivedendo al rialzo da due a tre il numero degli aumenti dei tassi previsti nel 2019 (i “dot”) e prevedendone altri due nel 2020, il FOMC ha cercato di riassicurare gli osservatori riguardo al proseguimento del ciclo nei prossimi due anni, evitando al contempo di aumentare a breve termine le tensioni sul mercato. Per quanto riguarda la BCE, il tono della comunicazione rimane particolarmente accomodante. La fine del programma di acquisto dei titoli dipenderà dall’aumento dell’inflazione inerziale. Inoltre la BCE ha dichiarato di voler mantenere la sua solida strategia di comunicazione esplicita sui tassi di interesse, che aumenteranno soltanto “ben dopo” che è terminato il programma di acquisto dei titoli. Alla fine, nonostante le recenti turbolenze di natura politica e finanziaria, la crescita globale rimarrà saldamente ancorata. Il rallentamento previsto per l’anno prossimo, soprattutto nelle economie avanzate, non prelude a un’inversione del ciclo. Solo un grande shock finanziario, soprattutto sui mercati obbligazionari, potrebbe cambiare la situazione.