CONFRONTARE PER RISPARMIARE – Ormai gli italiani sembrano aver capito come aprire un conto corrente in modo consapevole per risparmiare: che sia presso una banca tradizionale o che la scelta cada su un istituto online, porre Fineco e i suoi prodotti a confronto con quelli di Conto Arancio, CheBanca!, ecc. e leggere con attenzione i fogli informativi ormai sono azioni che rientrano nel bagaglio del consumatore attento.
I PROBLEMI PIU’ COMUNI – Tuttavia non basta prestare attenzione per evitare inconvenienti a seguito dell’apertura di un conto corrente. Tra i problemi più comuni si riscontrano gli addebiti erronei sul conto, la clonazione della carta di credito, ma anche brutte sorprese legate a tassi sul fido bancario troppo alti ed esose commissioni sullo scoperto.
INFORMARSI SEMPRE – Dunque, conoscere le dinamiche relative al settore creditizio, diritti e doveri del correntista, leggi e linguaggi specifici aiuta notevolmente il risparmiatore a non ritrovarsi brutte sorprese sull’estratto conto periodico, affrontando la gestione del proprio portafoglio con responsabilità e accortezza.
IL RAPPORTO – Questo il quadro che emerge dal tredicesimo Rapporto Pit Servizi, un progetto per la tutela dei diritti dei cittadini consumatori nei servizi di pubblica utilità. Il PiT Servizi è nato tra il 1998 e il 1999, su iniziativa della rete Cittadinanzattiva e si basa sulle segnalazioni dei cittadini per raccogliere ed elaborare i dati.
CRISI E CREDITO BANCARIO – Ben un cittadino su cinque, il 73% del campione considerato, nel 2012 ha avuto dei problemi con una banca o una finanziaria. Le difficoltà sono in parte da imputarsi alla crisi e quindi alla difficoltà di accesso al credito bancario. In parte, invece, le difficoltà sopraggiungono proprio dopo l’apertura del conto corrente bancario e il suo utilizzo da parte dei consumatori.
TIPOLOGIE DI PROBLEMI – Possiamo dividere le problematiche segnalate in due ordini di inconvenienti: quelle imputabili alla gestione della banca, come il blocco del conto corrente in seguito al fallimento dell’istituto di credito (segnalato da ben il 33,9% dei correntisti) o errori di addebito, e quelli imputabili a una mancanza di trasparenza al momento dell’apertura del conto: costi di attivazione e gestione molto alti, commissioni in caso di scoperto e così via. Ad aggravare la situazione, il fatto che molti reclami non vengono accolti dalle banche: molti consumatori si sono quindi rivolti all’Arbitro Bancario Finanziario per trovare una tutela oppure hanno scelto la via della conciliazione paritetica.
PAGAMENTO ELETTRONICO – I dati fin qui presentati, quindi, mettono in evidenza la necessità di promuovere azioni congiunte tra sistema bancario, istituzioni, enti locali e associazioni, al fine di tutelare i consumatori da queste problematiche che potrebbero spingerli ad allontanarli dalle forme di pagamento elettroniche. In un momento come questo, in cui invece si profila sempre di più la necessità di ridurre i pagamenti in contatti per combattere l’evasione fiscale, bisognerebbe invece incentivare i cittadini ad aprire un conto in banca ed ad utilizzare le carte elettroniche per il pagamento. Questa svolta, però, è impossibile se non si istaura un rapporto di fiducia tra i cittadini e gli istituti a cui decidono di affidare i propri soldi.