Tasse sugli stipendi, l’Italia tra i peggiori

Cuneo fiscale al top in Italia. A lanciare l’allarme l’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo europeo lancia l’allarme, che ha rilevato che la pressione fiscale sui salari di alcuni paesi come l’Italia è molto preoccupante.

SITUAZIONE ITALIANA – Lo studio intitolato “Taxing Wages” evidenzia come la busta paga dei lavoratori europei sia sempre più messa a repentaglio dal cuneo fiscale. In alcuni casi i prelievi vanno ad intaccare concretamente la disponibilità di liquidità dei lavoratori che devono per questo ricorrere a prestiti privati. A fronte di un aumento della pressione fiscale sui salari dello 0,76% l’Italia è quarta tra i peggiori paesi d’Europa. Le tasse erodono lo stipendio del 49%. Una percentuale ben superiore alla media che si attesta al 35,9%. I dati sono riferiti al peso del fisco su un salario medio di una persona single priva di figli a carico. A pari merito c’è anche l’Ungheria. Ci segue a ruota la Francia con il 48,5%.

DATORI DI LAVORO – Se la situazione per i lavoratori non è felice, anche i datori di lavoro non esultano. Per i loro dipendenti infatti devono pagare imposte che arrivano ad una copertura del 24,3% dei contributi. L’Italia in una classifica per costo totale del lavoro si trova al 15esimo posto con 54.484 dollari per dipendente “single” a parità di potere d’acquisto e al19esimo per salario lordo con 41.250 dollari. Dando uno sguardo solo agli incrementi percentuali, quello dell’Italia è il secondo maggiore, prima di noi il Portogallo che ha dovuto sopportare un incremento della pressione fiscale sui salari dello 0,86% arrivando così al 42%. Tale aumento è generato da superiori imposte sul reddito e non dai contributi previdenziali che rimangono inalterati. Tornando all’Italia l’incremento maggiore si verifica con le famiglie monoreddito con due figli. In questo caso il cuneo è cresciuto dello 0,93%.

IL PODIO DELLE TASSE – Sul podio di posizionano una inaspettata Germania con il 49,4%, medaglia d’argento per l’Austria con una percentuale sostanzialmente simile pari al 49,5%. Primeggia la classifica il Belgio con una percentuale che arriva addirittura al 55,3%. Unica nota positiva per quest’ultimo paese è rappresentato da un dato migliorativo di 0,3 punti sull’ultimo anno. Una magra consolazione.

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