Petrolio: è la Cina che detta i prezzi, non l’OPEC

L’accordo OPEC porterà a un costante rafforzamento del mercato del greggio, creando, secondo Helima Croft di RBC Capital Markets, un supporto a 50 dollari al barile nel secondo semestre del 2017.

Come riporta Nick Cunningham su OilPrice.com, i prezzi dovrebbero “superare i 60 dollari” entro il quarto trimestre, con un prezzo medio del WTI atteso a 61 usd. Le pressioni politiche ed economiche che circondano l’IPO di Saudi Aramco e le elezioni russe, entrambe previste nel 2018, garantiranno che sia i Paesi OPEC che le nazioni esterne all’organizzazione faranno tutto il possibile per stabilizzare i prezzi del petrolio.

Ma ci sono molti fattori al di fuori del controllo dell’OPEC, primo fra tutti il ruolo della Cina, un Paese che ha catalizzato poca attenzione nel mondo petrolifero, concentrato finora sul dibattito OPEC vs USA.

Moody’s ha abbassato il rating della Cina il 24 maggio scorso per la prima volta in quasi trent’anni ad A1 da Aa3, spiegando che il governo di Pechino potrebbe tentare di risollevare l’economia con livelli di spesa più elevati, e un conseguente balzo del debito.

I declassamenti del merito di credito possono aggiungere altri costi di per sé facendo diventare più oneroso il finanziamento del debito. “Il downgrade da parte delle agenzie di rating potrebbe intaccare la solidità finanziaria della Cina, creando il rischio di un circolo di feedback negativi”, spiega ANZ in una nota.

Un indebolimento dell’economia cinese ha implicazioni enormi per il mercato petrolifero. La Cina è il maggiore importatore di greggio al mondo e si prevede che rappresenti una delle maggiori fonti di crescita della domanda quest’anno. Secondo l’IEA, la domanda petrolifera cinese salirà di 400.000 barili al giorno a 12,3 milioni di barili, quasi un terzo degli 1,3 mln in più stimati a livello globale.

“Senza la Cina, il mercato petrolifero non può sopravvivere”, ha dichiarato Fereidun Fesharaki, fondatore di FGE, ai microfoni della CNBC.

Allo stesso tempo, se la Cina sorprendesse tutti con una forte performance economica nel prossimo periodo, potrebbe anche portare a un rafforzamento del mercato petrolifero.

Parallelamente all’aumento della domanda è prevista anche una diminuzione della produzione nazionale, che si tradurrebbe in un incremento delle importazioni per colmare il deficit e quindi in un trend rialzista per il petrolio.

Fesharaki prevede un balzo delle importazioni cinesi di ben 900.000 barili al giorno quest’anno rispetto al 2016.

Le incertezze intorno a queste cifre non mancano, ma evidenziano il fatto che la Cina sarà un fattore determinante per l’andamento dei prezzi del petrolio nel 2017, conclude Cunningham.

FONTE: www.sofiaconfidential.it