Si moltiplicano i segnali di debolezza provenienti dalla Cina. La bilancia commerciale segnala che le esportazioni sono cresciute a luglio del 19,3% contro il 20% atteso dal mercato mentre le importazioni si sono fermate al 28,1% contro il 33,3% stimato. Inoltre per quanto riguarda il termometro dei prezzi, quelli alla produzione sono aumentati del 9% mettendo a segno, di pari passo a quelli al consumo, il progresso più significativo da 18 mesi a questa parte.
Gli evidenti segnali di indebolimento dell’economia cinese accompagnati dalla permanenza dei prezzi in zona rossa (senza poi dimenticare che anche qui l’emergenza per la variante Delta è elevata) inizia poi a costare qualche downgrade alle prospettive di crescita: dopo la revisione di Nomura la scorsa settimana è arrivata quella di Goldman Sachs questa mattina, con una prospettiva del PIL rivisto all’8,3% dal 8,6% nell’anno che però nasconde un taglio netto al 2,3% dal 5,8% per il trimestre in corso solo parzialmente compensato da una revisione al rialzo per l’ultimo quarto all’8,5% dal 5,8% precedente.

A cura di Michael Palatiello, ad e strategist di Wings Partners Sim