Asset allocation: l’outlook trimestrale di Plenisfer

Una delle tesi alla base della nascita di Plenisfer è stata la convinzione che l’epoca favorevole ai tradizionali portafogli bilanciati 60-40, ossia gli scorsi tre decenni di bassa inflazione, rendimenti in calo e mercati azionari solidi, stesse volgendo al termine.

Per la prima volta, nel 2022, questo paradigma è venuto a mancare: l’accelerazione dell’inflazione e il conseguente rialzo dei tassi di interesse hanno creato le condizioni per un ribasso generalizzato dei corsi sia azionari che obbligazionari, per la prima volta da diversi anni. Da inizio anno, l’indice MSCI World è sceso del 25% e, allo stesso tempo, l’indice Bloomberg Global Aggregate (obbligazionario) ha reso il -20% (in valuta base). Pertanto, un portafoglio tradizionale 60-40 ha registrato nei primi 9 mesi di quest’anno una performance significativamente negativa.

Tutto ciò conferma la tesi, a detta di Plenisfer, secondo cui l’era dei trend facili è con ogni probabilità giunta al termine: affidarsi a trend di mercato sembra non bastare più. E nemmeno costruire portafogli secondo l’approccio tradizionale all’asset allocation.

“Pensiamo che si sia aperta una nuova fase che favorirà una gestione molto più attiva e flessibile”, affermano da Plenisfer che si seguito illustra il proprio l’outlook trimestrale.

Outlook trimestrale

Come argomentato nella nostra ultima CEO Letter, stiamo attraversando quella che riteniamo sia una fase di transizione, da un mondo di crescita moderata, ma positiva, bassa inflazione e abbondanza di lavoro, capitale e materie prime, ad un mondo di crescita ancor più bassa, inflazione strutturalmente più alta e scarsità di lavoro, capitale e materie prime. Soprattutto energia. Come riuscire, da investitori, a navigare quella che riteniamo una transizione è il problema principale che dovremo affrontare nei prossimi anni.

Nel breve periodo, prevediamo la continuazione delle politiche monetarie restrittive, che andranno ad aumentare il rischio di recessione non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti. Insomma, il contesto macro in prospettiva rimane schiacciato tra i due opposti rischi di inflazione e recessione. Il compito affidato alle banche centrali e alle politiche fiscali non si presenta certo di facile attuazione, anche alla luce dell’ingente quantità di debito creato negli ultimi 15 anni.

Pensiamo che una corretta strategia di investimento da qui al 2023 possa essere quella di rimanere prudenti e monitorare l’andamento dell’inflazione e le reazioni della politica monetaria, delle politiche fiscali e l’evoluzione dei rischi geopolitici.

L’approccio che manteniamo è quindi neutrale in termini di beta, mentre una parte significativa del budget di rischio rimane dedicata alla protezione dai trend ribassisti (hedge).

Sul comparto azionario continuiamo ad avere un’allocazione prudente, dato che ci aspettiamo che gli utili delle imprese rimangano sotto pressione per il rallentamento della domanda e per il calo dei margini dovuto all’aumento del costo degli input.

Inoltre, l’aumento dei tassi di interesse agirà ancora negativamente sui multipli di valutazione. Riteniamo che le maggiori opportunità di stock picking si troveranno:

  • in termini di stile, nel “value”, piuttosto che nel “growth”;
  • a livello geografico, in Europa e mercati emergenti;
  • in termini di size, nei titoli di società small e mid cap.

Continueremo a guardare con interesse al settore dell’energia e alle commodities legate alla transizione energetica. Riteniamo, infatti, che vi siano importanti opportunità legate alla scarsità delle materie prime necessarie alla transizione (rame, nickel e zinco soprattutto). Per quanto riguarda il settore energetico tradizionale, invece, pensiamo che il forte calo negli investimenti nelle attività di estrazione e raffinazione nell’ultimo decennio abbia prodotto un aumento strutturale dei ritorni di queste attività, che in assenza di nuovi piani di investimento si traduce in una forte generazione di cassa e in un’ingente restituzione di valore agli azionisti.

Nel reddito fisso continueremo ad avere un’esposizione ridotta alla duration. Riteniamo che nella prima fase di aggiustamento i rendimenti dei titoli di credito corporate tenderanno a diventare competitivi rispetto a quelli azionari all’interno della “capital structure”.

Un punto cruciale della nostra strategia di portafoglio nei prossimi mesi sarà determinato dalla posizione valutaria, con particolare riferimento al dollaro.  Nel momento in cui il trend di apprezzamento dovesse cominciare ad invertirsi, si potrebbe determinare un nuovo scenario di mercato che interesserebbe non solo i mercati valutari, ma anche i mercati azionari e obbligazionari. In questo caso tornerebbero ad essere interessanti le opportunità sui mercati emergenti.

In particolare, i due elementi più importanti che riteniamo siano da monitorare con riferimento al trend del dollaro sono il miglioramento del ciclo economico interno in Cina e l’attenuazione delle tensioni geopolitiche, soprattutto relative alla guerra in Ucraina.