“Recessione, sì o no?”. E’ quello di cui si è parlato nella mattinata di mercoledì 22 febbraio durante il webinar proposto da Axa Im.
L’introduzione ai vari argomenti trattati è stata a cura di Pietro Martorella, head of southern Europe di Axa Im. “Il 2023 parte certamente con condizioni diverse rispetto all’anno scorso, che per fortuna ci lasciamo alle spalle” ha detto. “Nonostante questo, non è comunque ancora un momento di risk on e di grande convinzione”.
Tra le tante aree di incertezza, un punto fondamentale è stato messo anche sul capire quali sono i temi che risultano effettivamente essere di maggiore appeal e interesse sia per gli investitori finali sia per gli operatori del settore.
“Quello che si nota maggiormente, al momento, è un processo di revisione molto veloce per quanto riguarda lo scenario macroeconomico. Ci eravamo lasciati, nel 2022, con venti di recessione dagli Stati Uniti e dall’Eurozona, dove l’unico Paese a contribuire alla crescita del Pil mondiale era la Cina” ha esordito Alessandro Tentori, cio di Axa Im Italia.
La situazione, come sappiamo, è poi cambiata rapidamente: la Cina è passata dal crescere al 3% nel 2022 a una previsione al 6%, con un’accelerazione che ha interessato un po’ tutti i fronti. La crescita in Eurozona, prevista dagli economisti in negativo, è invece positiva, e anche quella negli Stati Uniti è migliorata, spinta da dati sorprendentemente forti. In questo contesto, l’inflazione stenta a scendere, con i mercati che invece si aspettavano un andamento decisamente diverso.
“L’operato delle banche centrali, per quanto possa essere aggressivo, ha una difficoltà oggettiva nel gestire queste componenti di inflazione. Portare l’inflazione dal 10 al 6% è paradossalmente più facile che poi farla scendere” ha continuato Tentori.
In uno scenario quindi decisamente diverso rispetto a quelli che erano gli outlook di fine anno, i mercati, a partire dal 1° gennaio, hanno cambiato marcia, passando ad un rally molto forte sia su azioni che su obbligazioni, sopratutto in Europa. Molto interesse per i mercati anche su rischio credito, quindi obbligazioni aziendali, con un cambiamento di marcia delle banche centrali che però ha cambiato nuovamente le carte in tavola.
“Come dichiarato da Isabel Schnabel – membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea – la partita non è ancora finita, e dopo un gennaio di scintille e lampi, abbiamo avuto un febbraio – sopratutto sui mercati obbligazionari – dove abbiamo ritracciato quasi tutti i guadagni accumulati il mese precedente”.
Sui mercati rimane il mantra “good news for the economy = bad news for the market”, nel senso che un’economia che non va in recessione permetterebbe alla banca centrale di concentrarsi sulla gestione del rischio di inflazione, senza dover fare i conti con i costi collaterali di una politica di stretta monetaria. Da qui la reazione negativa dei mercati, sia azionari che obbligazionari, a ogni episodio di repricing delle aspettative di rialzo dei tassi. Ovviamente, i mercati globali sono più sensibili alle aspettative sulla Fed che a quelle sulla BCE.
“In conclusione, quindi, la nostra asset allocation tiene conto del migliorato scenario macroeconomico e dei rischi di un’inflazione più alta dei target per un periodo di tempo più lungo di quello che sia previsto al momento” ha detto Tentori. “Da qui la nostra predilezione per scadenze più brevi sugli investimenti obbligazionari e per un approccio molto bilanciato tra value e growth su quelli azionari. In particolare, la forma delle curve di rendimento obbligazionarie non premia gli investitori che si avventurano su scadenze lunghe. C’è molta attenzione sulle valute che si potrebbero muovere parecchio in funzione della politica monetaria regionale, come già visto alla fine del 2022 sul mercato giapponese”.