Fuld si cosparge il capo di cenere. E i nostri furbetti?

Secondo alcuni è solo un uomo sfortunato travolto dagli eventi, mentre per altri è un mascalzone, un disonesto che ricorre spesso alle bugie e ha messo il Paese in ginocchio. Non preoccupativi non stiamo parlando della persona che tutti immaginate, ci riferiamo a quella sorta di martire che risponde al nome di Dick Fuld, il presidente della defunta Lehman Brothers.

Il manager pochi giorni fa ha infatti avuto il fegato di esporsi alla gogna pubblica presentandosi alla Commissione di Controllo della Camera statunitense. Com’era facile immaginare Fuld è stato sottoposto a una sorta di terzo grado e ovviamente le domande vertevano sul fallimento della banca d’affari.Come si è comportato il timoniere che ha condotto la barca negli ultimi 14 anni fino al naufragio del 15 settembre scorso?

A sua parziale giustificazione bisogna ammettere che Fuld non ha scaricato le colpe: è infatti pienamente consapevole che la vicenda lo vede come maggiore responsabile. Così davanti alle prove schiaccianti, ad una realtà evidente quanto drammatica, piuttosto che trincerarsi dietro un risibile no comment o dare la colpa all’economia globale, un concetto fumoso quanto spremuto, il banchiere si è assunto la completa responsabilità del fallimento.
Vuotato il sacco-allontanate le nubi?
Assolutamente no, Il manager ha infatti concluso la deposizione tentando di convincere la commissione “sulla sua buona fede”. Obiettivo raggiunto? Sembrerebbe di no ascoltando il caustico quesito lanciato da Henry Waxman, il deputato della Florida molto vicino a Barack Obama, che gli ha domandato se “è onesto ricevere retribuzioni per quasi mezzo miliardo di dollari, nello stesso periodo in cui ha fatto fallire la banca”.
Tuttavia non è stata l’unica domanda indigesta: John Mica, repubblicano della Florida, gli ricorda che negli ultimi dieci anni il manager ha “tentato di comprarsi il congresso” versando circa 300 mila dollari a deputati e senatori, in particolare a Hillary Clinton,
Last but not least, Brian Higgies, democratico di New York, sfoggia un documento riservato che Fuld approvò a fine 2007 in cui riferiva ai manager l’ipotetico default della banca.
La domanda ovvia, naturale, “perché lo comunicò solo ai manager e non agli azionisti? È stata quella che secondo gli osservatori ha messo in maggiore difficoltà il manager.

Anche nel nostro Paese i manager che si comportano da pirati hanno il coraggio di sottoporsi umilmente a un fuoco di fila di domande e vengono puniti se trovati colpevoli?.  A quanto pare solo in America i furbetti vanno in galera senza sconti né patteggiamenti. Nella penisola italica, invece, i vari Tanzi Ricucci e Fiorani purtroppo possono attendere placidamente che i loro super-avvocati, spesso deputati e senatori della Repubblica, preparino l’ennesima eccezione, vizio di forma, dubbio di incostituzionalità, fumus persecutionis per allontanare indefinitamente la pena.

Vi  invitiamo a partecipare al nostro forum commentando il comportamento di Fuld e quello dei pirati nostrani. A quale pena condannereste i vari furbetti?