View più costruttiva sui mercati azionari

A cura di Gilles Guibout, Head del Team di Investimento Equity Europa, Axa Framlington Equities
A Novembre i Paesi membri dell’OPEC hanno firmato un accordo per tagliare la produzione giornaliera di petrolio, per la prima volta dopo quasi dieci anni. Negli Stati Uniti Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali. Sui mercati azionari, dopo una iniziale reazione negativa, gli investitori si sono concentrati solo sull’impatto positivo che gli stimoli fiscali proposti dal nuovo presidente avranno sulla crescita americana. La prospettiva di tale politica sul deficit, unita a un aumento dell’inflazione sostenuta dal prezzo più elevato del petrolio, è stato il catalizzatore per l’aumento dei tassi a lungo.
Il rialzo dei rendimenti è stato evidente sia in Usa che in Europa nel corso del mese. Il decennale USA è passato da quota 1,80% a 2,4% trascinando al rialzo altri mercati obbligazionari dei paesi sviluppati e promuovendo un apprezzamento del dollaro.
In Europa, ancora una volta al centro dell’attenzione sono state l’Inghilterra e l’Italia. Nel Regno Unito, il rischio di un ritardo nella procedura di uscita dall’Unione Europea ha portato ad un apprezzamento della sterlina. In Italia, invece, la prospettiva di una sconfitta di Matteo Renzi nel referendum e della ricapitalizzazione della banca Monte dei Paschi di Siena ha provocato una nuova ondata di sfiducia che ha pesato sul tasso a 10 anni e sul sistema bancario.
Lo scenario post-referendum

La vera sorpresa del risultato referendario è che le Borse non sono crollate. Tutti si aspettavano una reazione negativa sui mercati obbligazionario e azionario, ma questo non è avvenuto. Sul decennale italiano l’allargamento dello spread è stato abbastanza contenuto.
L’attenzione resta focalizzata sulle vicende degli aumenti di capitale di MPS e Unicredit. Il risultato del voto, il “no” con ampio margine, ha reso più complicato trovare una soluzione per la banca senese. Nonostante la volatilità e la mancanza di visibilità nell’attuale scenario di mercato, preferiamo non ridurre la nostra esposizione al settore bancario in questa fase. Riteniamo, infatti, che le banche italiane abbiano l’obbligo di risolvere il problema della ricapitalizzazione. In generale, le banche hanno un ruolo centrale da giocare nelle nostre economie, quindi non c’è altra opzione se non quella di ristrutturarsi per coprire il costo del capitale. Questo scenario a medio termine suggerisce che sia possibile ottenere un potenziale aumento della performance attraverso il re-rating e una migliorata profittabilità. Quindi manteniamo la nostra esposizione concentrandoci sulle società che riteniamo maggiormente solide, anche se i loro titoli sono stati penalizzati nell’ultimo periodo, come Intesa Sanpaolo, Fineco, Mediolanum e anche Popolare Milano.
Outlook sui mercati
La nostra view sui mercati azionari sta diventando più costruttiva, dato l’atteso impatto di un rialzo dei tassi sulla crescita, le politiche espansionistiche e un inizio di ripresa dell’inflazione. La crescita degli utili, pari a zero o leggermente negativa nel corso degli ultimi cinque anni, potrebbe salire oltre il 10%, spinta da tassi d’interesse più alti che avranno implicazioni positive per le banche, prezzi del petrolio più alti dei quali beneficeranno le compagnie petrolifere, e un dollaro più forte. La nostra preferenza va a società che hanno un reale potenziale di crescita per vendite e/o margini, visto che questa è la sola garanzia della capacità di generare profitti e dividendi nel lungo periodo.

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