A cura di Fabrizio Quirighetti, Chief Investment Officer Co-Head of Multi-Asset Syz Am
Gli indicatori economici statunitensi hanno continuato a sorprenderci in modo positivo. Oltre all’attuale miglioramento ciclico in essere da quest’estate, l’elezione di Donald Trump finora ha provocato un’impennata di fiducia nell’economia interna, spingendo la fiducia dei consumatori ai massimi degli ultimi 15 anni e la fiducia delle PMI ai massimi degli ultimi 12 anni. Queste grandi aspettative saranno ben presto messe alla prova dei fatti, non appena l’amministrazione Trump comincerà effettivamente a guidare il paese.
L’ottimismo della Fed sulla propria capacità di aumentare i tassi nel 2017 dipenderà anch’essa molto dalle misure politiche concrete dell’amministrazione Trump. Nell’eurozona, la pressione maggiore continua a essere esercitata dal rischio politico, visto che nel 2017 si terranno le elezioni nella maggior parte delle grandi economie. Oltre a questa spada di Damocle, dal punto di vista puramente economico lo scenario è ancora incoraggiante, con dinamiche di crescita positiva diffuse, calo delle pressioni deflazionistiche e una politica monetaria che rimarrà molto ccomodante almeno fino a fine anno.
Anche i negoziati per la Brexit rientrano nella categoria di “rischio politico” ma è più probabile che influenzino maggiormente le dinamiche di inflazione e crescita del Regno Unito. L’economia australiana sta godendo di una forte impennata della crescita, stimolata dalla ripresa dei prezzi delle materie prime e dalla robusta domanda interna. Il Giappone continua a beneficiare del sostegno ciclico dello yen debole, anche se l’impatto del cambio dovrebbe svanire nel 2017.
Economie emergenti. Tra le grandi economie emergenti le performance economiche sono più eterogenee. Alcune di esse godono dei vantaggi della forte domanda di esportazione, del rialzo dei prezzi del petrolio e delle materie prime e della svalutazione valutaria. In questo senso, Cina, Russia, Polonia, Sudafrica e Taiwan mostrano trend di crescita in miglioramento. Dall’altro lato, alcune grandi economie emergenti affrontano problemi specifici e sfuggono alla dinamica ciclica globale positiva: l’India con la sua riforma di demonetizzazione, il Messico con le incertezze legate a Trump, la Turchia con il contesto politico, geopolitico e monetario, il Brasile ancora in una fase di ripresa iniziale
Rrischio e duration. Dopo aver osservato il forte rally del mercato azionario degli
ultimi mesi bisogna riconoscere che il 2016 è stato un anno di estremi. Cominciato con timori quasi apocalittici che le autorità cinesi avessero perso il controllo della loro economia e con il crollo del prezzo del petrolio, da cui è derivata un’era glaciale deflazionaria per l’economia globale, il 2016 si è poi chiuso all’insegna della “Trump-foria” e dell’ascesa della “grande reflazione”.
Nel mezzo, gli investitori hanno visto materializzarsi ogni rischio di coda politico globalmente significativo. Ma nonostante tutto questo, i mercati finanziari hanno continuato ad andare al rialzo. Questo si può dire non solo per i mercati azionari occidentali, che hanno offerto un rendimento totale in USD del 7,5% secondo l’indice MSCI World, ma anche per le care e universalmente odiate obbligazioni del mercato sviluppato che, secondo l’indice Bloomberg EFFAS G7, hanno registrato un rendimento totale di tutto rispetto pari all’1,3% in USD.
Rimane ancora da vedere se gli investitori applicheranno la stessa funzione di reazione ai rischi di coda che si profilano all’orizzonte per il 2017, quali le imminenti elezioni europee e l’attuazione delle politiche di Trump. Una cosa però è chiara: nell’anno che verrà il mondo continuerà a essere dominato dall’incertezza e il cambio di regime politico globale attualmente in corso non fa che accentuarla.
Nel brevissimo termine, bisogna essere consapevoli che alcuni mercati azionari scontano già una visione del mondo molto positiva per il 2017 e questo è ovviamente preoccupante. Pertanto, la posizione sul rischio è stata diminuita di un ulteriore livello passando da “lieve propensione” a “lieve avversione”, mentre la valutazione di duration resta invariata a “lieve avversione” .