Risparmio gestito – Italiani colpiti dalla sindrome della Zucca

La costante e crescente passione delle famiglie italiane per i conti deposito viene confermata dai dati contenuti nella relazione annuale della Consob. Il 66% degli italiani hanno scelto nel 2008 di mettere i propri risparmi solo ed esclusivamente in depositi o al massimo di puntare su prodotti postali o detenere solo circolante (non è un caso che proprio in quest’ultimo anno l’offerta di CheBanca! ha superato i 5,5 miliardi di raccolta).

La parola d’ordine è quindi “nessuna esposizione ai mercati finanziari“. Il che si traduce in una diminuzione della quote di famiglie disposta a detenere prodotti nel risparmio gestito (dal 14% del 2007 al 9% del 2008). Analogo stop lo hanno registrato i prodotti di natura assicurativa e previdenziale, passati dal 21% al 18%. Regge solo il risparmio amministrato, fermo al 21%. Ma su questo fronte il merito è da attribuire esclusivamente ai titoli di Stato passati dal 13% del 2007 al 18% del 2008, mentre azioni e obbligazioni hanno dovuto fare i conti con un calo degli investimenti da parte delle famiglie italiane.

Questi i numeri che nella relazione della Consob sono considerati una conseguenza della “situazione di turbolenza sui mercati finanziari”. Situazione che “ha determinato un aumento dell’avversione al rischio degli investitori retail”. Sicuramente la turbolenza sui mercati finanziari ha svolto un ruolo rilevante nelle decisioni dei risparmiatori. Ma siamo sicuri che il tutto si racchiude in questa semplice spiegazione?

Qualcuno spiega le scelte dei risparmiatori italiani con l’ignoranza finanziaria. Questo sicuramente è un elemento che condiziona in maniera maggiore le decisioni degli investitori nostrani. Non è un caso che anche Banca d’Italia ha più volte sottolineato nel recente passato l’importanza di una maggiore alfabetizzazione finanziaria. E indubbiamente senza sapere leggere e scrivere è difficile poter convivere con i “rischi” dei mercati finanziari. Così come in passato risultava difficile partecipare alla modernizzazione senza una adeguata alfabetizzazione.

Altri spiegano la volontà degli italiani a optare per depositi e titoli di Stato come una conseguenza della sfiducia dei risparmiatori. E come dare torto. Un esempio su tutti: negli USA un crack si traduce sempre in una pena per il truffatore e un rimborso (o un tentativo di rimborso) per i frodati. In Italia dopo le urla e le promesse il tempo passa e tutto finisce nel dimenticatoio (l’ultima dimostrazione arriva dalla class action italiana. Sarà possibile ma solo per i crack che scoppieranno dopo il 2010… forse).

Turbolenza, ignoranza e sfiducia. Ottime motivazioni. E sicuramente sono questioni che vanno affrontate subito e di petto da tutti i soggetti interessati.

Ma siamo sicuri che passata la turbolenza, colmata l’ignoranza e ritrovata la fiducia gli investitori abbandoneranno il mondo dei bot e dei depositi a vantaggio del risparmio gestito? La sensazione, numeri alla mano, è che siamo di fronte ad una malattia più profonda. Una sorta di “sindrome della Zucca” che porta gli italiani ad optare per il mondo dei “conti deposito” considerandolo un buon investimento alternativo a soluzioni di lungo periodo come, magari, i fondi comuni di investimento. E queste convinzioni sono spesso più difficili da sconfiggere.

 
E voi lettori da che parte state? Turbolenza, Ignoranza, Sfiducia o semplicemente passione per Bot e depositi? Qual è la vostra spiegazione? Esprimete la vostra opinione scrivendo a redazione@bluerating.com