Pf: L’importante è essere convinti di ciò che si fa

Che i promotori finanziari italiani abbiano una buona coscienza del proprio ruolo e della propria professione è certo e che esistano ricette miracolose per superare indenni ogni crisi sono i primi a non crederlo. “Non esistono ricette miracolose” commenta un nostro lettore, “l’importante è essere convinti di ciò che si sta facendo”. Altrettanto importante appare tuttavia credere nel cambiamento e farsi attori dello stesso: riguardo in particolare al tema del ricambio generazionale, un promotore ci scrive che “sicuramente è necessario ringiovanire a ogni livello” e non possiamo dargli torto.

 

Un ringiovanimento che oltre agli uomini, in troppi casi oggettivamente un po’ avanti con gli anni per poter abbracciare rivoluzioni culturali e nuovi modelli organizzativi e manageriali, dovrebbe forse toccare le istituzioni, se è vero che ancora molti dei PF che seguono Bluerating si lamentano più o meno esplicitamente della loro stessa associazione, l’Anasf, chiedendosi a cosa serva in concreto. Segno che un certo scollamento tra rappresentanti e rappresentati esiste anche in questa categoria.

 

Tuttavia sarebbe forse necessario che ogni critica partisse per prima cosa da se medesimi, anche per avere una maggior forza argomentativa una volta che ci si confronti con le posizioni altrui. Così i PF restano forse troppo suscettibili a quando si dice loro che, statistiche alla mano, alcune incongruenze appaiono evidenti se tutti si lamentano di non guadagnare abbastanza in proporzione agli sforzi sostenuti ma poi percentuali rilevanti degli stessi dichiarano redditi ben superiori a quelli della “cassiera dell’Auchan” a cui sembrano a volte paragonarsi (anzi, paragonare i colleghi) alcuni promotori.

 

E’ tuttavia evidente che i professionisti delle reti italiane sono i più a contatto con la clientela, svolgono un lavoro autonomo e rischiano ogni giorno non solo la propria faccia ma anche di non poter pagare il conto a fine mese se non hanno trovato il modo di offrire quanto chiedono loro i clienti. L’auspicio condiviso da tanti interventi anche sulle pagine di Bluerating è che al più presto si metta mano a una riforma in grado di dare spazio a chi sa e vuole diventare un vero financial planner, rispetto ai consulenti finanziari puri e ai semplici collocatori. 

 

Funzioni tutte degne, ma che in un mercato come l’attuale sempre più competitivo debbono poter svolgere il proprio ruolo in coerenza con norme contrattuali, modelli retributivi e organizzazioni manageriali adatte. Pena l’ulteriore crescita dello stress senza alcuna finalità utile. E voi che ne pensate, arriveremo all’agognata riforma della professione, sempre che questo possa essere un obiettivo desiderabile, o l’unica soluzione per superare lo stress è mettersi a testa bassa a lavorare? Come sempre inviate qui i vostri commenti