Unicredit aspetta Tremonti

La soluzione, come riporta Ansa, non sembra però alla porta tanto che il Tesoro ha chiesto anche un’integrazione all’ente in merito alla lettera, inviata a dicembre al ministro dell’Economia. Un’informativa completa sullo scambio epistolare sarà sul tavolo della fondazione solo a fine mese in occasione del board e del consiglio generale dell’ente in agenda rispettivamente il 27 e il 28 gennaio. In quella data si conosceranno anche le condizioni dell’aumento di capitale da 2 miliardi di euro del Banco e si potrà deliberare sull’intervento dell’ente. Proprio domani la banca guidata da Pier Francesco Saviotti riunisce i consigli di sorveglianza e di gestione, pronti a definire il prezzo di emissione delle azioni, qualora arrivasse il via libera della Consob, atteso entro giovedì, al prospetto informativo. Sempre domani il deputato veronese del Pd, Gianni Dal Moro, presenterà in Commissione Bilancio del Senato un emendamento al decreto milleproroghe per superare la soglia massima dello 0,5% attualmente fissata dalla legge per gli investimenti in una popolare. La partita resta, dunque, aperta. Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, tra i principali sponsor alla revisione del limite, sottolinea come si tratti «di una questione della massima delicatezza che coinvolge anche il Tesoro» e, aggiunge all’ANSA, «penso che il nodo debba essere sciolto da Tremonti. La sua parola pesa».

Il primo cittadino rilancia poi sul ruolo delle fondazioni e dice: «vedrei con favore un intervento di Cariverona anche nella Popolare di Vicenza», l’istituto guidato da Gianni Zonin che sta valutando tra l’altro un impegno nella Fiera di Verona. Nel frattempo continuano a tenere banco i problemi giudiziari del presidente di Cariverona, Paolo Biasi. Oggi il tribunale di Teramo ha rinviato di 3 mesi, al 7 aprile, il processo sul crac della Bluterma che vede l’ingegnere sotto inchiesta per bancarotta preferenziale. Il banchiere deve difendersi dalla stessa accusa anche per il fallimento della Bluradia, altra azienda di famiglia, la cui udienza è fissata il 25 febbraio. Un’ eventuale condanna gli costerebbe la poltrona. E in questo quadro si inseriscono le manovre per rivedere lo statuto dell’ente e, in particolare, l’articolo 7 che disciplina i requisiti di onorabilità dei componenti della fondazione. Ma sulle modifiche il sindaco di Verona, Flavio Tosi ha le idee chiare: «si tratterà di vedere come sarà scritto, siamo in un Paese garantista, entro certi limiti ovviamente. Non sono a priori contrario ma non deve essere una specie di ‘lodo Alfanò, deve essere ragionevole». In ogni caso, aggiunge, «non ci sarà nessuna delega in bianco».