Il manager di Ubi: “Ho paura che mi mandino a fare il bucato”

Mercoledì 19 febbraio, ore 18 circa. Su un treno partito da Milano Centrale, un uomo, in piedi nello spazio tra una carrozza e l’altra, parla con un suo amico al telefono. Si capisce che è un manager di Ubi Banca, la quarta banca italiana che nei scorsi giorni ha subito il tentativo di scalata di Intesa Sanpaolo. Molti giornali etichettano freddamente l’operazione alla voce “Risiko bancario”. La benedicono in nome della nascita di un campione europeo. Ma di certo i dipendenti del gruppo guidato da Victor Massiah stanno vivendo un momento pieno di incertezze. “Qui ho paura che mi mandino a fare il bucato”, spiega il manager all’amico dall’altro capo del telefono, “hanno detto che è una scalata amichevole, ma in pratica è ostile. Non servono tante persone che fanno il mio ruolo in una banca, Intesa ha già una sua persona che è pure brava”.

Nella conferenza stampa per spiegare l’operazione, il ceo di Intesa Carlo Messina ha voluto rassicurare tutti: “Parlo ai dipendenti di Ubi come a persone che fanno parte del mio stesso gruppo”, ha detto, “ci saranno per loro tante opportunità”. E ha parlato di un piano da almeno 5 mila uscite volontarie, compensate dall’assunzione di un giovane ogni due persone che se ne andranno.

“È anche una questione di età”, prosegue il manager al telefono, “adesso ci sarà un annetto di difficoltà poi si vede che succede. Io ho iniziato tardi, andrei per anzianità fra qualche anno: a meno che non prenda un incentivo all’esodo”. Incentivi che, almeno rimanendo alle parole di Messina, ci saranno certamente per i dipendenti più vicini alla pensione. “Ci vorrà un po’ di tempo e poi vedremo che fare. Io adesso devo pensare ai miei e al mio team. Soprattutto ai più giovani, che vanno tutelati. Ma c’è tempo di pensare anche a questo, vedremo cosa ci riserverà il futuro”.

Ieri, nella storica sede milanese di Ubi, si è tenuto il cda di emergenza. Credit Suisse sarà l’advisor che si occuperà di valutare nel dettaglio l’offerta e di vagliare eventuali strade alternative. E in serata l’ad Massiah ha scritto ai dipendenti specificando che non è ancora detta l’ultima parola. L’operazione dovrà superare un duro iter di approvazione. I dipendenti sembrano avere fiducia di lui: “Stamattina avevamo le telecamere sotto all’ufficio. C’era anche il capo che è tornato da Londra. Adesso vediamo che succede, noi ce la giochiamo”.