Lode al manager di rete? Neanche per sogno, almeno secondo alcuni consulenti finanziari. Nei giorni scorsi, Bluerating ha pubblicato un articolo a firma di Nicola Ronchetti, il quale sottolineava come durante il lockdown i manager di rete abbiano dato prova di grande valore, essendo riusciti a sostenere il lavoro dei loro consulenti pur nelle difficoltà (leggi qui l’articolo). Dai nostri lettori, tuttavia, sono arrivate alcuni commenti non proprio lusinghieri riguardo la figura del manager di rete.
Un lettore, che si firma “Un consulente”, ha scritto che queste figure professionali servono solo “a far pagare più commissioni ai clienti e a far guadagnare meno ai consulenti, quelli che ci mettono piedi, testa e faccia”.
Elena, invece, propone una lettura meno tranchant, pur avanzando alcune critiche a come sono organizzate le reti di consulenti al giorno d’oggi: “In una professione evoluta che aspira ad essere principalmente consulenziale e con una seniority avanzata”, scrive, “pensare ancora ad un modello organizzativo stile 80/90 da multilevel è non solo anacronistico ma offensivo per gli stessi consulenti”. La nostra lettrice poi affonda il colpo ancora sullo stipendio, a suo dire eccessivo, assegnato ai manager di rete: “Si parte con over che possono superare per piccoli distretti anche i 100 mila euro, per una figura le cui competenze sono alquanto fumose ed altrettanto le sue funzioni. In alcuni casi, spesso solo meri esecutori di indirizzi commerciali aziendali con lo specifico compito personale di salvaguardare rendita di posizione”.
Si è accodata alle opinioni dei colleghi anche Eugenia, la quale ha commentato: “Confermo, ai promotori non servono, succhiano solo provvigioni riducendole ai promotori. Si occupino pure del reclutamento visto che sono strapagati e lavorano poche ore al giorno”.