Consulenti, ecco come si investe in base al contesto

“Dimmi di dove sei e ti dirò come investi”. Con questa premessa il consulente finanziario di Bnl, Emanuele Melani, traccia un’analisi tramite un post pubblicato sul suo profilo LinkedIn.

“Ebbene sì: a seconda del paese di provenienza, le persone curano i propri soldi e a investono in maniera diversa. Una ricerca fatta da Morningstar Inc. evidenzia come, a seconda del tipo di società in cui cresci e dalla nazione in cui ti trovi, cambiano i tempi, gli asset e le priorità d’investimento delle persone” scrive Melani. “Nel nostro paese è ancora diffuso un approccio d’investimento conservativo e prudente. L’investitore italiano ripone i suoi risparmi soprattutto in depositi bancari/postali, strumenti a reddito fisso e prodotti assicurativi, sia per motivi demografici che culturali”.

E all’estero, invece? “Nei paesi anglofoni come Usa, Australia, Regno Unito e Nuova Zelanda, dove esistono sistemi pensionistici a contribuzione definita, le persone iniziano prima a investire e tendono a comprare asset più rischiosi come le azioni, utilizzando fondi domiciliati nei propri paesi” spiega il consulente. “Al contrario, nei paesi con un forte sistema pensionistico pubblico e forme di previdenza a prestazione definita, le priorità sono diverse. Prima di tutto, ci si affaccia sui mercati molto dopo rispetto ai paesi anglofoni. Inoltre sono differenti gli asset che vengono utilizzati, in quanto vengono preferiti strumenti meno rischiosi e che possano fornire una protezione dei risparmi ed un flusso di soldi regolare”.

In definitiva, quindi, dalla ricerca di Morningstar si evince come il tipo di società e di cultura in cui ci troviamo possono influire sulle varie scelte finanziarie. “Ci sono sistemi sociali che stimolano maggiormente le persone ad affacciarsi prima verso i mercati finanziari e a ricercare asset più dinamici con cui far crescere i risparmi, mentre altri aiutano maggiormente le persone per le loro spese e tendono a spingere i risparmiatori verso asset più conservativi” conclude Melani. “In Italia ci posizioniamo tra quest’ultimi, con un rischio in più: tendiamo a concentrare la maggior parte dei nostri soldi su pochi strumenti d’investimento (in prevalenza gli immobili), diversificando poco il portafoglio e dipendendo da pochi asset”.