Dopo il successo di ChatGPT, il software rilasciato dalla società OpenAI che risponde per iscritto a qualsiasi domanda, sono tante le società finanziarie che guardano con interesse ai chatbot. L’intelligenza artificiale potrebbe essere il consulente finanziario del futuro?
A quanto pare, alcune banche ci starebbero già lavorando. Secondo Cornerstone Advisors, a dicembre soltanto l’8% delle società finanziarie statunitensi aveva sviluppato un chatbot, mentre nel 2023 la percentuale è salita al 18%.
Se è vero che i chatbot portano con sé sicuramente delle opportunità e dei lati positivi, non bisogna però dimenticare i rischi a cui si potrebbe andare incontro. Nei mesi scorsi la Securities and Exchange Commission statunitense (SEC) aveva avviato una consultazione pubblica sulla cosiddetta gamification degli investimenti, messa in atto attraverso app e robo-advisor. L’adozione su larga scala dell’Intelligenza Artificiale renderà il tutto più complesso, ma sopratutto, in caso di entrata in vigore di questi sistemi, serviranno autorizzazioni e adeguamenti normativi.
Infatti, in un settore iper regolamentato come quello finanziario, bisogna capire come si potrebbe inquadrare una situazione del genere a livello legale. Ad oggi, questa AI è ancora imperfetta, e se come specificato le conversazioni con l’utente vengono immagazzinate per allenare l’algoritmo, chi si fa garante della corretta gestione dei dati personali? Il capitolo della privacy resta uno temi di maggior interesse e sviluppo, oltre a quello delle responsabilità. Di fronte a risposte o consigli errati da parte del chatbot, di chi sarebbe la responsabilità?
Gli interrogativi, come detto, restano ancora tanti. Ad oggi i chatbot sembrano ancora molto lontani dal poter essere i prossimi colleghi digitali dei consulenti finanziari in carne ed ossa, ma la prudenza in un mondo che corre a forte velocità, non è mai troppa.