L’industria globale degli etf, in questo primo trimestre del 2009, ha visto in totale ben 1.635 etf con 2.857 quotazioni, per asset complessivi di 633,55 miliardi di dollari, derivanti dall’operato di 87 società emittenti che hanno quotato i propri prodotti su 43 diversi mercati internazionali. Il numero degli etf è aumentato grazie ai 66 nuovi strumenti lanciati, sebbene 25 siano stati i delisting. Anche i volumi degli scambi medi giornalieri espressi in dollari, sono aumentati, da 10,4 miliardi di dollari ad 88,8 miliardi.
Gli etp, invece, che espongono l’investitore ad un rischio controparte non presente negli etf, fattore che ne sta stabilizzando la crescita, sono stati 276, con asset per 72,59 miliardi di dollari, con 31 società emittenti posizionate con la propria offerta su 16 mercati internazionali.
iShares si conferma, ancora una volta, il più grande fornitore mondiale di etf, sia in termini numerici di prodotti collocati, 369 etf, sia in termini di asset, 296,8 miliardi di dollari, con una quota di mercato del 46,8%. In Europa, peraltro, iShares occupa una quota di mercato del 38,9%, rivelandosi leader anche nel mercato UE. Al secondo e terzo posto vi sono [s]Lyxor[/s] e db [s]X-Trackers[/s], le cui quote di mercato, circa il 22,1% per Lyxor ed il 16,7% per Deustche Bank, sommate costituiscono quella di iShares. Con l’arrivo sulla borsa tedesca anche di Source, ad ogni modo, la concorrenza va facendosi sempre più attiva.
Al secondo posto a livello globale, troviamo State Street Global Advisors, con 102 prodotti e 103,5 miliardi di dollari di asset, con una percentuale di mercato del 16,3, chiude il podio Vanguard, con 38 prodotti e 44,2 miliardi di dollari di asset, 7% è la quota di mercato alla fine del primo trimestre 2009. Curioso il fatto che in queste posizioni, troviamo tutte SGR che gestiscono passivamente indici, e non investment banking. Per la classifica di tutti gli emittenti a livello internazionale, si veda l’articolo a riguardo. In Italia, invece, in termini di controvalore l’emittente con la quota maggiore è Lyxor (43,26%), seguono iShares (20,62%) e Sgam Etf (13,84%). Per numero di contratti, invece, in testa sempre Lyxor (quota del 40,97%), stavolta seguita prima da Sgam Etf (24,25%) e poi da iShares (19,73%).
Esclusi gli etf, le vendite nette dei fondi mutuali sono state pari a 117,4 miliardi di dollari, mentre quelle degli exchange traded products sono state di 2,8 miliardi, nei primi due mesi del 2009. Nel disastroso 2008 per i fondi comuni, solo l’1-2% delle uscite di risorse dalle perdite su questi strumenti sono confluite negli etf.
Mentre gli Stati Uniti sono ormai un mercato stabile, in cui circa il 70% degli investimenti sono effettuati dalla clientela retail, spesso e volentieri grazie all’ausilio di consulenza indipendente o di tipo fee only, in Europa, invece, gli etf non hanno ancora espresso a pieno le proprie potenzialità. Al contrario di quello americano, il 70% del nostro mercato è caratterizzato dalla presenza di investitori istituzionali, mentre la clientela retail investe per la percentuale residuale. Questa differenza tra i due mercati, è soprattutto dovuta alla difficoltà da parte del retail, di sottoscrivere il prodotto etf.
Oltre al basso grado di conoscenza di questi prodotti, delle volte anche da parte degli investitori istituzionali, motivo dello scarso sviluppo in Italia di questi strumenti è il fatto che le banche spesso spingono, ad esempio, le proprie obbligazioni, e per acquistare un etf, bisogna recarsi in filiale con l’Isin del prodotto o avere un conto on line che consenta di far trading. Inoltre, sono ancora molte le banche che tendono a considerare gli etf strumenti azionari, quando il fatto che siano scambiati sui mercati come fossero azioni non ne denota una struttura azionaria. In sostanza, esiste ancora un problema di distribuzione retail. Per quanto concerne i promotori, poi, alcuni di essi non sponsorizzano questi prodotti, in quanto non ne avrebbero un ritorno elevato come per altri strumenti.