Risparmio gestito – Il tracollo dei fondi esteri

Mercoledì 18 marzo è avvenuta la consueta assemblea annuale Assogestioni. Nel corso della stessa, Marcello Messori ha avuto modo di snocciolare in maniera approfondita i dati del mondo del risparmio gestito. Con oggi iniziamo una mini rubrica che analizza quanto emerso dalle slide presentate.

In prima analisi è importante presentare i deflussi. Nel 2008 la cifra complessiva delle uscite ammonta a quota 199,9 miliardi di Euro; di questi la stragrande maggioranza proviene dalle gestioni collettive (-141,8 miliardi), mentre le gestioni di portafoglio contribuiscono negativamente con -58,1 miliardi. Alla luce di questo risultato, appare però interessante osservare che l’incidenza proporzionale delle differenti gestioni (collettive e di portafoglio) è rimasta pressoché invariata rispetto all’anno precedente. Nel corso del 2007 (quando i deflussi complessivi erano di 79,7 miliardi) le gestioni di portafoglio contribuivano negativamente per il 29,2% del totale (-27,3 miliardi); ora la percentuale è di circa il 29%.

Passiamo ora all’aspetto più curioso dell’analisi. Se si guarda il contributo per categoria di prodotto (fondi italiani, fondi esteri e fondi roundtrip, ovvero italiani ma con sede operativa estera), si scopre che nel 2007 i fondi esteri erano riusciti a incrementare la propria raccolta (3,6 miliardi di Euro) reggendo all’onda d’urto subita dagli altri comparti (-52,9 miliardi e -3,2 miliardi rispettivamente per fondi italiani e fondi esteri). Nel 2008 lo scenario è cambiato: i fondi esteri non sono riusciti a reggere ulteriormente e sono crollati (pur rimanendo i migliori in termini assoluti rispetto agli altri comparti) sotto lo zero, ottenendo deflussi per 26,6 miliardi di Euro. Di meglio non hanno certamente fatto i fondi italiani (-82,9) e i fondi roundtrip (-34,1).

Sembra ribadita una logica. Una volta che cede il perno portante di una struttura, se pur di dimensioni inferiori rispetto al complesso, porta dietro con se tutto il resto.