Risparmio gestito – Buoni venti australiani

La recente forza del dollaro non è stata espressione dei migliorati dati economici statunitensi, bensì la conseguenza di un processo di abbattimento del debito sui mercati mondiali. Il «biglietto verde» continua ad essere esposto a notevoli pressioni e potrebbe perdere ancora terreno di fronte ad un graduale ritorno della propensione al rischio. La nostra moneta preferita per il 2009 è il dollaro australiano.  

La flessione del dollaro statunitense potrebbe essere l’inizio di una nuova fase di debolezza. Induce a credervi soprattutto il ruolo della banca centrale americana (Fed), che punta sul quantitative easing. La Fed vuole acquistare debiti di agenzie semigovernative («GSE») per 700 miliardi di USD e titoli di stato americani per 300 miliardi di USD.

Queste e altre misure gonfiano a dismisura il bilancio ad un ragguardevole 15% del Pil. Prima o poi ciò farà precipitare il valore dell’USD. Per finanziare l’enorme debito statunitense è necessario aumentare i tassi oppure svalutare l’USD. Nella situazione attuale la Fed potrebbe decidersi a favore della seconda opzione. Il miglioramento in corso dei mercati finanziari globali aumenta la pressione sulla valuta statunitense, dato che rallentano i rientri dei capitali negli Stati Uniti.

Provvisoriamente il dollaro potrebbe tuttavia ricavare un po’ di slancio dal fatto che la banca centrale europea sia sotto pressione e stia valutando anch’essa la possibilità di ammorbidire la sua politica con scelte non convenzionali. La fase positiva del mercato dovrebbe essere sfruttata per ridurre l’esposizione in USD. Possiamo invece consigliare una più elevata posizione di rischio nel dollaro australiano, che da inizio 2009 è al primo posto nella nostra graduatoria delle monete.

Riteniamo che il dollaro australiano si muoverà meglio della maggior parte delle principali monete e di quelle degli altri paesi produttori di materie prime. La banca centrale australiana può evitare massicci stimoli monetari, perché il sistema finanziario del paese è relativamente stabile. I tassi più elevati rispetto alla maggior parte dei paesi del G10 aumentano l’interesse degli investitori internazionali per i titoli di credito australiano. Le migliori prospettive per i mercati delle materie prime assicurano l’AUD contro eventuali movimenti al ribasso.