Tre ingredienti per la ripresa

Attivare la domanda, ripensare al processo di consulenza all’interno del framework della MiFID e riconquistare la fiducia dei risparmiatori. Sono queste le tre leve più urgenti da affrontare nel mondo del risparmio gestito secondo Enrico Lucchinetti, partner di McKinsey & Company.

Quali sono le “pecche” ancora presenti nell’industria?

Dal mio punto di vista la criticità per l’Italia non riguarda unicamente il mondo del risparmio gestito, ma il risparmio delle famiglie in generale. Dalle nostre analisi emerge infatti che negli ultimi 7 anni lo stock di ricchezza italiana è cresciuto meno di quello di altri paesi europei: l’aumento annuo è stato del 3,2% in Italia rispetto al 4,2% di paesi come Germania, Spagna, Francia e Gran Bretagna. Anche il risparmio gestito fa parte degli asset della clientela, però si può ben comprendere che il problema è più ampio. Le motivazioni per cui lo stock della ricchezza è cresciuto meno sono ascrivibili essenzialmente a tre fattori principali: minori flussi di raccolta, asset mix più conservativi e basse performance dei prodotti sottostanti.
In Italia i flussi di raccolta sono complessivamente più bassi, sia a causa del progressivo invecchiamento della popolazione – il che comporta una maggiore concentrazione della ricchezza nelle fasce di clientela che non generano più reddito e, al contrario, consumano parte di quello accumulato – sia perché anche i “produttori di reddito” hanno visto ridursi il loro potere di acquisto e quindi la loro capacità di risparmio. Inoltre l’asset mix dell’investitore italiano è mediamente molto conservativo (52% di liquidità rispetto al 38% della Francia e al 41% della Germania) e, per quanto abbia risentito meno dei momenti di crisi, ha beneficiato in modo molto limitato delle fasi in cui il mercato è cresciuto, con un saldo negativo sulla performance complessiva degli investimenti. Le ragioni di questo asset mix più conservativo sono ravvisabili non solo in un approccio al rischio più prudente del risparmiatore italiano, ma soprattutto nella tendenza a considerare i propri risparmi come una fonte a cui attingere in caso di imprevisti: anziché utilizzare forme di protezione assicurativa, si investono i propri soldi in prodotti più o meno liquidi in modo da poter fare fronte a eventuali necessità.
Il terzo fattore è legato alle performance intrinseche dei prodotti, che risultano più basse per effetto delle minori capacità dei gestori di generare “alpha” e per il maggior valore trattenuto dai canali distributivi.

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