Fondi italiani, cambia il regime. Ma non per tutti

Fondi comuni italiani, finalmente si cambia. Ma solo per quelli chiusi. Arriva in Senato un nuovo disegno di legge firmato dalla Senatrice Maria Ida Germontani. Il DDL, recante “Disposizioni in materia di riordino della tassazione dei fondi di investimento mobiliare chiusi” (AS 2028), è attualmente in corso di esame in Commissione finanze del Senato e prevede la tanto agognata equiparazione fiscale tra fondi italiani e fondi esteri. Ma, come indicato dallo stesso DDL, la richiesta riguarda solo il mondo dei fondi chiusi.

In particolare il testo prevede di cambiare l’imposizione fiscale dal maturato al realizzato per il mondo del private equity e del venture capital, anche perché, secondo quanto dichiarato dalla senatrice Germontani, l’attività di questi fondi “assumerà sempre di più un ruolo di ‘acceleratore’ della crescita, non soltanto con la mera fornitura di capitale di rischio, ma anche fornendo know-how manageriale e contribuendo in modo positivo allo sviluppo di elementi quali innovazione, sviluppo tecnologico e aumento delle esportazioni”

A spingere il DDL, infatti, subentra anche la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo sullo ‘Small Business Act’, “una delle azioni politiche che viene sollecitata da parte degli Stati membri per migliorare il contesto economico, finanziario e giuridico in cui operano le piccole e medie imprese è di agevolare l’accesso al capitale di rischio” ha spiegato nel corso della conferenza di presentazione del DDL organizzata dall’AIFI la senatrice.

Il DDL consente quindi di cambiare un regime che peraltro impedisce ai gestori italiani di applicare metodi di valutazione delle partecipazioni allineati a quelli previsti dalla prassi internazionale. E, riguardando soltanto i fondi mobiliari chiusi, il disegno di legge non comporta particolari perdite per lo Stato. Il gettito che verrebbe a mancare, infatti, sarebbe molto limitato.

“Il DDL proposto – sottolinea Giampio Bracchi, Presidente AIFI, nella nota diffusa dall’associazione – migliora la competitività dei fondi mobiliari chiusi italiani. Questo, soprattutto alla luce del difficile contesto attuale, è di particolare importanza. I fondi di private equity, infatti, rappresentano un veicolo finanziario che può intervenire nel capitale di rischio delle piccole e medie imprese italiane favorendone la crescita e lo sviluppo”.

E i fondi comuni aperti? Come al solito sono costretti a guardare dalla finestra aspettando di poter contare anche loro sul supporto di un senatore e/o, perché no, di una spinta dalla Commissione europea.