Risparmio gestito – Le sorprese post Fed

“Le sorprese positive, l’estate scorsa, per la crescita di quasi tutti i paesi, gli utili superiori alle
aspettative e i segnali che rivelano l’intenzione della Federal Reserve di adottare forme aggressive di
allentamento quantitativo hanno provocato un rally degli asset rischiosi, che riteniamo destinato a
proseguire sebbene all’orizzonte si profili l’eventualità di una nuova fase di avversione al rischio”.
“Nei recenti commenti sull’andamento dei mercati gli osservatori si chiedono in particolare quali siano i
giusti rapporti di cambio per le maggiori economie globali. Molti responsabili politici del mondo
anglosassone ritengono che la moneta cinese sia decisamente sottovalutata, fattore che contribuisce
sostanzialmente agli squilibri delle partite correnti globali.
Di conseguenza si temono iniziative
unilaterali di svalutazione competitiva e/o l’introduzione di barriere commerciali che avrebbero
ripercussioni negative sugli asset rischiosi e potrebbero accelerare l’avvento di una doppia recessione.
Tuttavia l’esito più probabile è una sorta di sistema a cambi amministrati, forse non dissimile
dall’accordo del Louvre degli anni 80, che risolleverebbe il sentiment di mercato”.

“In secondo luogo, le misure aggressive di allentamento quantitativo annunciate dalla Federal Reserve
probabilmente offriranno notevole supporto alle valutazioni degli asset rischiosi. Ovviamente nel breve
periodo il rischio è che le politiche di allentamento quantitativo non siano attuate con l’aggressività che
il mercato attualmente si aspetta, ma riteniamo poco probabile tale eventualità. Il rischio a lungo
termine ruota attorno al probabile successo della sterilizzazione dello stimolo monetario e alla
possibilità che successivamente ne derivi un aumento dell’inflazione.
Riteniamo che questo sia, almeno
inizialmente, un rischio relativo più che altro al mercato obbligazionario”.
Ci aspettiamo che in Europa la crescita continui a sorprendere al rialzo, sebbene le rigide misure fiscali
attualmente in corso di adozione in Francia, Regno Unito, Germania e altri paesi europei, associate alle
mosse restrittive della Banca centrale europea, potrebbero ancora incidere negativamente sui consumi
e sulla crescita
. Continueremo a monitorare attentamente questi sviluppi”.

“Seguiremo inoltre con interesse l’attuale dibattito europeo sulla possibilità di un meccanismo di
gestione delle crisi
. Se introdotto, questo meccanismo di risoluzione fiscale contemplerebbe la
sistematica ristrutturazione del debito qualora i paesi dell’area euro dovessero violare le regole che
sarebbero stabilite, per esempio in materia di indebitamento pubblico e deficit di bilancio. Ma questo
richiederà la modifica del Trattato Ue”.
“Sebbene riteniamo che questa svolta potrebbe essere potenzialmente positiva per l’euro, il rischio è
che la moneta europea si rafforzi eccessivamente rispetto al dollaro. Per questo ci auguriamo che nel
corso del prossimo anno emerga una sorta di meccanismo di cambio amministrato”.

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