Riportiamo in questo secondo ed ultimo articolo alcuni dei risultati del sondaggio condotto in collaborazione tra Accenture, società globale di consulenza di gestione, servizi tecnologici e outsourcing, con circa 204.000 dipendenti in oltre 120 paesi e RBC Dexia, tra i primi dieci istituti depositari globali, con un patrimonio gestito di 2.700 miliardi di dollari statunitensi, che permette di fare chiarezza sulle tendenze dell’industria dei fondi d’investimento.
All’indagine, che ha avuto luogo tra settembre e novembre 2010, hanno partecipato oltre 80 società di gestione con una presenza globale; il 51% delle quali nel 2009 ha ottenuto ricavi superiori ad 1 miliardo di dollari, il 33% tra 250 milioni ed 1 miliardo ed il 16% inferiori a 250 milioni.
Il 77% dei gestori di fondi ha affermato di ritenere che il settore continuerà a registrare un aumento dell’outsourcing. Questa opinione risulta particolarmente diffusa tra i partecipanti di società di gestione di minori dimensioni. Le interviste personali hanno rivelato che ciò è riconducibile a due tendenze. In primo luogo l’aumento delle pressioni dei clienti sui fondi, affinché si concentrino maggiormente sulle proprie funzioni operative chiave per conseguire sovraperformance. Ciò spingerà i gestori a continuare a ricercare modi per razionalizzare ed accrescere l’efficacia sul piano dei costi degli sviluppi di nuovi prodotti.
In secondo luogo il ritmo e la portata dei miglioramenti tecnologici in atto fanno sì che sia più conveniente per i gestori selezionare provider di servizi che possano beneficiare di economie di scala e tenere il passo con i più recenti sviluppi dei sistemi.
Alcuni dei gestori intervistati hanno indicato di esternalizzare sempre più spesso a molteplici provider, anziché a un unico fornitore di servizi. In questo modo ritengono di beneficiare del servizio migliore o dell’operatore più specializzato per ogni funzione. Diversi gestori partecipanti hanno inoltre affermato di aspettarsi che gli stessi fornitori di servizi si espandano, in larga parte per poter beneficiare delle economie di scala necessarie per offrire il miglior servizio al prezzo più competitivo.
Quando è stato chiesto di valutare l’importanza di una serie di fattori che spingono a scegliere l’outsourcing, il fattore chiaramente dominante è stato la riduzione dei costi, ritenuto importante o molto importante dal 95% dei partecipanti.
Tuttavia, durante le interviste personali, i dirigenti hanno fornito una risposta più circostanziata. I partecipanti hanno sottolineato che, oltre alla possibilità di ridurre i costi, uno dei motivi che spinge a ricorrere all’outsourcing è l’efficienza operativa.
È interessante notare che i partecipanti intervistati di persona hanno affermato che molti dei provider di servizi con cui hanno rapporti regolari addebitano prezzi molto simili, quindi la scelta tra questi ultimi è basata su una serie di criteri diversi. La conclusione che ne deriva è che, se un fornitore di servizi non è competitivo sul fronte dei costi, non viene nemmeno considerato, ma che, una volta soddisfatti gli importanti criteri di costo, le competenze e la flessibilità diventano fattori determinanti per la scelta di un provider di servizi di outsourcing.
Tra gli altri vantaggi dell’outsourcing individuati figurano la capacità di accedere rapidamente e senza costi eccessivi a nuove tecnologie, citata dal 60% dei partecipanti, così come la capacità di incrementare o ridurre rapidamente le dimensioni delle attività, citata dall’84% dei partecipanti, il che significa che le attività esternalizzate possono essere viste come un costo variabile.
I gestori che hanno partecipato al sondaggio hanno in genere dato prova di un certo realismo nella valutazione dei vantaggi dell’outsourcing. Ma l’esternalizzazione è stata un processo di apprendimento. Diversi gestori intervistati personalmente hanno indicato che le aspettative iniziali non erano sempre soddisfatte con la rapidità sperata e che le difficoltà di realizzazione facevano sì che fosse frequente un periodo di disillusione dopo il lancio di progetti di outsourcing e prima del loro successo. Se emerge chiaramente che gli obiettivi iniziali non sono stati raggiunti, possono essere tratte due conclusioni interessanti. Le riduzioni dei costi sono state inferiori al previsto, ma risultano comunque considerevoli, in media del 20%, in secondo luogo, è probabile che non fossero tanto le aspettative di riduzione dei costi ad essere eccessive, ma che fosse piuttosto la tempistica di conseguimento di tali riduzioni ad essere troppo aggressiva.
La funzionalità dei sistemi in outsourcing è stata inizialmente deludente e anche dopo un anno si riscontravano lacune in termini di qualità. Tuttavia, tre anni dopo la qualità dei servizi esternalizzati viene giudicata superiore a quella che sarebbe possibile produrre in-house.
Tra le preoccupazioni legate all’outsourcing vi è in primis il rischio reputazione; nei casi in cui sono stati commessi errori, anche laddove si è ricevuto un indennizzo, si è avuta l’impressione di aver subito un danno all’immagine del marchio e alla clientela. Seguono l’impatto negativo sulla qualità, complessità del processo di outsourcing, perdita di controllo e rischio connessi alla riservatezza.
L’outsourcing e l’offshoring sono concentrati in aree in cui i servizi non sono considerati fattori di differenziazione nei confronti dei potenziali clienti (contabilità dei fondi, calcolo quota, custodia, fatturazione del cliente, obblighi antiriciclaggio).
L’India è il leader nei servizi di outsourcing, mentre per il nearshoring sono il Nord America e l’Europa occidentale le principali opzioni.