“Anche se probabilmente non modificheremo il nostro giudizio di medio termine sull’Europa, riconosciamo che le probabilità di una fase di sovraperformance delle borse europee a breve termine sono in aumento”. È la fotografia scattata dal report settimanale di Jp Morgan asset management, che si chiede se è arrivato il momento di sovrapesare il Vecchio Continente, nonostante oggi la strategia regionale preferita degli investitori azionari sembra consistere nel sottopesare l’Europa e sovrapesare gli Stati Uniti. È veramente così? La situazione politca in Europa non è delle migliori, anzi: la Grecia è sempre più vicina all’uscita dall’area euro e i “flussi di capitali sono in cerca di sicurezza”, continua il report, “e stanno spingendo i rendimenti dei Bund tedeschi di giorno in giorno sempre più in alto. Neppure le prospettive di più lungo termine appaiono più incoraggianti”.
“La buona notizia per quanto riguarda la crisi è che il mercato interbancario sembra essere rimasto praticamente immune dalle tensioni sull’Europa. Le iniezioni di liquidità della Bce hanno chiaramente sortito l’effetto desiderato e sul breve periodo ciò dovrebbe limitare il rischio di ribassi per le borse del Vecchio Continente”. E i dati lo dimostrano: pur avendo ceduto circa l’8,3% dai massimi di metà marzo, da inizio anno le piazze europee hanno guadagnato l’1,7%. “In un’ottica di periodo così breve i risultati degli indici statunitensi sono stati decisamente migliori, lo dimostra il guadagno dell’8% segnato dall’S&P 500 da inizio anno, di cui l’indice Usa ha restituito solo il 4,6%. L’analisi delle prospettive di più lungo termine evidenzia però un aspetto più interessante: dall’aprile del 2007 il mercato europeo ha regolarmente sottoperformato quello americano e, salvo qualche rimbalzo di lieve entità, i rendimenti totali degli indici statunitensi hanno in genere superato del 28% quelli europei”.
Per Jp Morgan am i listini americani appaiono in condizioni di forte ipercomprato rispetto all’Europa (circa 1,8 deviazioni standard), e sembra che la loro sovraperformance stia per esaurirsi, portando a un’improvvisa e sostanziale inversione della performance se dovessero materializzarsi i catalizzatori giusti. Gioca a favore anche “l’accelerazione del momentum degli utili, che è stata maggiore in Europa che negli Stati Uniti, fatto che in passato ha in genere coinciso con una sovraperformance del mercato europeo”. Non da ultimi, a confermare la tesi inziale, anche gli indicatori macroeconomici della crescita strutturale europea che hanno invertito la rotta, ricominciando a salire.